Circolo PD Giambellino

Nel cuore dello storico quartiere popolare milanese

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Il Consiglio di Zona 6 contro l’omofobia

Pubblicato da Fabio Turone su 28 settembre 2011

Ecco il testo della dichiarazione contro l’omofobia presentata al Consiglio di Zona 6 del 27/9/2011 da due consigliere, che è stata messa a verbale e sottoscritta da tutti i gruppi della maggioranza più FLI, UDC e Movimento 5 Stelle.
Non hanno aderito PDL e Lega.

Contro l’omofobia

Dopo l’ennesimo fatto di cronaca che ha visto in data 9 settembre 2011, in un ristorante di via Raffaello Sanzio, una ragazza picchiata da un uomo perché lesbica e conseguentemente trasportata in ospedale con codice verde. Si vedano gli articoli di stampa per i dettagli della vicenda: http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/09/08/news/milano_era_al_ristorante_con_la_compagna_un_uomo_l_ha_aggredita_perch_lesbica-21395776/ e http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/11_settembre_9/aggressione-omofoba-identificato-rafazza-lesbica-picchiata-1901489609795.shtml

Considerato che

  • mancano dati ufficiali sulle aggressioni omofobe, perché spesso e volentieri le aggressioni omofobe non vengono denunciate per paura, ma che il Centro d’Iniziativa Gay di Milano per il 2010 parla di 10 aggressione nel solo territorio urbano
  • la lotta alla violenza omofoba significa,  educazione al rispetto umano di ogni individuo  che costituisce il tessuto di una società in cui le persone possano vivere nella libertà e nella convivenza pacifica
  • l’educazione al rispetto della diversità, anche di orientamento sessuale e di identità di genere, è importante soprattutto per i più giovani, che nel corso della loro formazione devono da subito conoscere ed introiettare i valori dell’uguaglianza
  • appare opportuno e fondamentale che gli enti locali fungano da promotori di politiche  ed iniziative, contro la  discriminazione, sia in generale sia con particolare riguardo a quella generata da ragioni sessuali, e di promozione della cultura del  rispetto dell’uguaglianza della non violenza

Si esprime solidarietà e vicinanza a tutte le vittime di violenza omofobica

Si condannano tutti gli atti di intolleranza omofobica

Si chiede a tutto il Consiglio di Zona di impegnarsi affinchè vengano realizzati con urgenza i progetti già espressi in nuce nel programma della Commissione Scuola, gruppo di lavoro Pari Opportunità/diritti Civili, in particolare di promuovere:

1      seminari con proiezioni di filmati volti ad informare e ad educare al rispetto della diversità,  gli adulti, il  personale dell’Amministrazione comunale e statale  e chi per lavoro è a contatto col pubblico

2      momenti educativi in  collaborazione con le scuole, con il progetto “le scuole contro bullismo e omofobia”.

3      un rapporto di massima  collaborazione  con la Commissione Pari opportunità del Consiglio Comunale, il   Sindaco e l’Amministrazione comunale  tutta nelle  azioni  che saranno intraprese per contrastare la violenza omofoba

27 settembre 2011   

Bruna Colacicco – consigliera Radicale – Capogruppo Pari Opportunità-Commissione Scuola

Elena Ruginenti – consigliera PD- Vice Presidente Commissione Casa e Territorio

Aderiscono i    gruppi del Consiglio di zona 6:

Partito Democratico,  Italia Dei Valori, Verdi Ecologisti Per Milano, Sinistra Ecologia Libertà, Partito Radical e Federalista Europeo, Federazione Della Sinistra, Nuovo Polo Per Milano, Unione Di Centro, Movimento 5 Stelle.

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Venerdì 8, alle 20:30 Notte Bianca della Scuola e della Democrazia

Pubblicato da Fabio Turone su 7 aprile 2011

Notte Bianca della Scuola e della Democrazia

8 aprile 2011 ore 20.30

Palazzo delle Stelline, Milano

Parteciperanno tra gli altri:

Dario Franceschini, Giuliano Pisapia, Stefano Boeri, Marilisa D’Amico, Filippo Barberis, Paola Bocci e David Gentili.

Durante la manifestazione interverranno i comici Antonio Cornacchione e Flavio Oreglio

partecipiamo e fate partecipare!

dalle ore 21 l’evento sarà anche trasmesso in streaming web su:

WWW.LANOTTEBIANCADELLASCUOLA.IT
YOUDEM.TV, CANALE 813 DI SKY
E WWW.UNITA.IT

 

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Lunedì 28 marzo Emanuele Fiano al “Punto di ascolto” del circolo

Pubblicato da Fabio Turone su 23 marzo 2011

TUTTI I LUNEDI’ DALLE ORE 18 ALLE ORE 20

PUNTO DI ASCOLTO: Incontriamoci per crescere

 

Il Partito Democratico ti accoglie, ti ascolta. insieme progetteremo per cambiare

CASA SCUOLA LAVORO

 

Al Circolo PD del Giambellino in Via Segneri, 5

 

All’incontro di lunedì 28 marzo sarà presente l’on. Emanuele Fiano,
eletto alla Camera dei deputati nella Circoscrizione Lombardia 1,
nonché iscritto del Circolo PD Giambellino

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Il Forum PD dell’Istruzione – Il resoconto di Daniela Bertocchi

Pubblicato da Fabio Turone su 24 febbraio 2011

Il 15 e 16 gennaio del 2011 si è tenuto a Roma, Palazzo Rospigliosi, il II Forum dell’Istruzione del PD, presieduto dall’On. Giovanni Bachelet e con la partecipazione di Francesca Puglisi, Responsabile Scuola della Segreteria nazionale. Del GIP scuola di Milano erano presenti Filippo Barberis, Marco Campione, Rosanna De Ponti e io.

Il tema dell’incontro è stato:

RILANCIO, GOVERNO E RAPPRESENTANZA DELLE AUTONOMIE SCOLASTICHE

Le tematiche specifiche dell’incontro sono presentate nell’”albero” e nel programma (clicca per ingrandire).

Una sintesi ufficiale sia delle relazioni introduttive (Bachelet e Pajno) sia del lavoro dei gruppi sarà inviata a tutti i partecipanti.

Tutte le sessioni di lavoro sono comunque video o audio registrate e si possono vedere/ ascoltare su Radio Radicale (http://www.radioradicale.it/scheda/319085/rilancio-governo-e-rappresentanza-delle-autonomie-scolastiche-prima-giornata ).

All’inizio del Forum, l’On. Bachelet sottolinea come il Forum stesso sia un organo di elaborazione e di libero confronto,non necessariamente partitico (infatti al Forum partecipano sia persone di altri partiti dell’attuale area dell’opposizione sia persone che si occupano di istruzione a titolo personale o come rappresentanti della società civile: sindacati, associazioni di genitori, precari, ecc.).

Il tema proposto ha grande importanza sia perché si collega a temi attuali come quello del federalismo sia perché, dopo il grande impulso verso una scuola di qualità centrata sull’autonomia impresso da Luigi Berlinguer, oggi si vedono i rischi di una privatizzazione strisciante e di una scuola senza controlli e perciò senza garanzie. Di qui la centralità del tema delle reti di scuole, che possono costituire in qualche modo una struttura intermedia che evita l’eccessiva frammentazione e d’altra parte permette un miglior radicamento e una maggiore rappresentatività nel territorio.

L’interessante e complessa relazione del Prof. Alessandro Pajno ha ricostruito la storia e il senso dell’autonomia scolastica, che peraltro trova le sue radici nella Costituzione, e ha indicato il necessario rapporto che deve esistere tra “sistema delle autonomie” e “sistema di valutazione della qualità del servizio”.

Inoltre ha messo in luce quali dovrebbero essere la funzioni svolte “al centro” e quali invece potrebbero essere quelle esercitate dalle scuole autonome o meglio da reti di scuole (ad esempio funzioni di ricerca, formazione, eventualmente funzioni tecnico-amministrative e anche di reclutamento dei docenti). La relazione, volutamente, ha avuto un taglio problematico, ponendo numerose domande a cui si è poi cercato di dare una risposta nei lavori di gruppo.

Come indicato dal programma, si è lavorato in tre gruppi, coordinati rispettivamente da Bachelet (gruppo A), Sacchi e Barbieri (gruppo B), Cocozza e Cerini (gruppo C). Io ho partecipato ai lavori di quest’ultimo gruppo, centrato sul tema SUPPORTI ALL’AUTONOMIA SCOLASTICA.

E’ impossibile fare qui una sintesi del lavoro del gruppo, che si è svolto per un intero pomeriggio e per buona parte della mattinata seguente. Basterà dire che, dopo due brevi comunicazioni iniziali dei coordinatori, ci sono stai ben 27 interventi, che da una parte hanno toccato numerosissimi aspetti della tematica, dall’altra hanno portato i diversi punti di vista di docenti, dirigenti scolastici, sindacalisti, membri di varie Associazioni (come CIDI, UCIM, LEND, FISH, CGD, Proteo e altre).

Ogni gruppo ha prodotto un breve documento di sintesi, indicando sia i punti su cui c’era stato un accordo generale sia i punti controversi e i problemi aperti.

Il Forum, dopo la comunicazione in plenaria dei vari gruppi, si è concluso con una breve relazione di Francesca Puglisi, che ha messo in luce il programma del PD rispetto all’istruzione. In particolare la necessità di:

-       perseguire il successo formativo per tutte e per tutti, dimezzando il tasso di dispersione entro il 2020

-       definire un organico funzionale per reti di scuole (che comprenda anche il personale per supplenze brevi e quello per il sostegno) e stabilizzarlo per almeno 3 anni

-       elaborare un nuovo sistema di formazione iniziale e di reclutamento

-       giungere a un sistema nazionale di valutazione scolastica, messa in atto da un organismo autonomo e terzo rispetto al Ministero.

Concludendo, Bachelet ha annunciato che, in tempi ancora da definire, si terrà il III Forum dell’istruzione si temi della formazione, reclutamento e stato giuridico del personale della scuola.

Infine una mia osservazione personale: il Forum è stato organizzato in modo ottimale, con la possibilità di avere in anticipo documenti preparatori al lavoro e sapere per tempo la divisione in gruppi, così da potersi preparare. La partecipazione è stata molto alta sia nei momenti in plenaria sia nei gruppi; il dibattito nei gruppi (almeno nel mio) si è svolto in maniera ordinata e costruttiva, con un forte desiderio di confronto tra i presenti e anche un senso di recupero identitario / professionale.

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Di seguito il testo del documento conclusivo del Forum PD dell’Istruzione, scaricabile anche in PDF con un’impaginazione migliore: RILANCIO_GOVERNO_RAPPRESENTANZA delle Autonomie Scolastiche – PD Forum Istruzione.

RILANCIO, GOVERNO E RAPPRESENTANZA DELLE AUTONOMIE SCOLASTICHE
La scuola è un’Istituzione della Repubblica che garantisce, insieme al valore legale dei titoli di studio su tutto il territorio nazionale, pari opportunità a tutti i cittadini in ordine al diritto allo studio e al pieno sviluppo della personalità (successo formativo), nel rispetto della loro coscienza morale e civile. Questa missione, a lungo compiuta attraverso un modello di government ministeriale, ha conosciuto forme progressive di decentramento, dalla carta dei servizi della scuola alla semplificazione amministrativa fino alla riscrittura del Titolo V della Costituzione, passando per l’autonomia scolastica e il riconoscimento della parità, nell’ottica di un sistema integrato di istruzione pubblica. Elevata da un decennio a dignità costituzionale ma ancora priva di mezzi e strumenti attuativi, l’autonomia scolastica ha sviluppato solo in piccola parte le proprie potenzialità didattiche, organizzative, di ricerca e di partecipazione. Lo ha fatto, parzialmente, dove c’era un dirigente capace di prendersi le proprie responsabilità, una comunità scolastica vivace e partecipe, enti locali che sostenevano strategicamente la scuola; molto resta da fare affinché ovunque, non solo in alcune isole fortunate, decolli un’autonomia piena, responsabile e partecipata.
La stagione dei “decreti delegati” del 1974 aveva promosso la partecipazione di genitori e studenti alla vita dell’istituto, estesa anche ad altre componenti rappresentative della comunità politica, economica e sociale del territorio. Purtroppo il mancato trasferimento alle scuole di effettivi poteri e responsabilità di governo ai diversi livelli (istituti, distretti, consigli scolastici provinciali…), lo svuotamento di risorse umane e finanziarie, la scarsa rilevanza dei soggetti esterni alla scuola nei processi decisionali e, non ultima, la mancanza di adeguata informazione e formazione per un suo corretto ed efficace esercizio, hanno fortemente demotivato la partecipazione che, specialmente fra i genitori ma in misura significativa anche fra gli studenti, ha registrato un forte calo nei momenti elettorali.
La crisi della democrazia rappresentativa ha contribuito ad affievolire l’originaria tensione verso una scuola comunità che interagisce con la più ampia comunità sociale e civile, ovvero ad accrescere il rischio dell’autoreferenzialità. Nel frattempo sono risorti movimenti spontanei di genitori e si è fatta strada l’idea di un ruolo autonomo delle famiglie nelle scelte educative, fino a forme embrionali di privatizzazione. La crisi partecipativa è anche crisi della visione comunitaria della scuola come luogo dove si collabora per un fine condiviso; essa disperde un patrimonio prezioso per l’educazione alla democrazia, per l’attuazione di un patto educativo tra scuola famiglie e territorio, per la coesione sociale.
Scuola istituzione e scuola comunità non vanno contrapposte, ma integrate in una prospettiva di reciproco rafforzamento e miglioramento: la comunità acquista spazi e poteri nella gestione, l’istituzione rafforza il proprio ruolo di garanzia nel raggiungimento degli obiettivi e nel controllo dei risultati.
In tale prospettiva, ampliata da sempre maggiori relazioni internazionali, si apre la strada all’idea della scuola autonoma, capace di autoregolazione, all’interno di un sistema nazionale che garantisca (a partire dall’attivazione di una valutazione indipendente che ne consenta il monitoraggio periodico a tutti i livelli) gli standard sia nella prestazione del servizio (LEP), sia nei risultati di apprendimento (competenze in uscita, profili degli indirizzi, indagini sulle prestazioni, confronto con il mondo del lavoro…). L’autonomia, riconosciuta (non concessa) alle scuole, è stata recentemente elevata a dignità costituzionale. La normativa attuale ipotizza già un’autonomia didattica, organizzativa, di ricerca, innovazione e sviluppo, ma è ancora priva di mezzi e di strumenti attuativi sul piano finanziario, dei curricula e della gestione del personale.
L’autoregolazione sul piano giuridico e didattico consentirà alle istituzioni scolastiche di essere pienamente inserite nel territorio, anche se i loro compiti sono sostenuti da obiettivi universali di tipo culturale e formativo, e di esercitare il proprio specifico ruolo di istituzione finalizzata alla formazione della persona (lungo tutto l’arco della vita) contribuendo anche alla progettualità e allo sviluppo del territorio.
E’ dunque la realizzazione piena dell’autonomia scolastica il primo e piú importante obiettivo politico. Occorre portare a compimento il decentramento delle competenze amministrative iniziato con le “leggi Bassanini” e applicare il nuovo Titolo V della Costituzione. Il Ministero deve potenziare e qualificare le proprie funzioni di indirizzo, di alta programmazione, di verifica, valutazione e controllo rispetto al funzionamento delle autonomie scolastiche e ai risultati di apprendimento, trasferendo i compiti di gestione a Regioni, enti locali e scuole. In tale ottica il rilancio della partecipazione non potrà avvenire
attraverso gli attuali organi collegiali: occorrerà da un lato una legge sull’autogoverno degli istituti scolastici, e, dall’altro, strutture di sostegno sul piano delle professionalità, dei servizi, delle relazioni economiche e sociali. Qui anche le fondazioni, enti di diritto privato, potranno agire in modo integrativo e non sostitutivo, per rinfrancare ed aumentare le potenzialità dell’autonomia medesima.
L’istituto scolastico autonomo va quindi ricontestualizzato alla luce di:
‐    norme generali sull’istruzione e livelli essenziali delle prestazioni e obiettivi di apprendimento
‐    programmazione della rete scolastica, integrazione tra i sistemi formativi: statali e paritari, di istruzione e formazione professionale, lifelong learning
‐    progettazione dei curricula e dell’offerta formativa ‐    valutazione degli apprendimenti e del funzionamento dell’istituto ‐    rappresentanza delle scuole autonome nelle decisioni di politica scolastica ai diversi livelli territoriali ‐    gestione del personale.
Pur coinvolgendo dinamiche legate ad un unico obiettivo, si possono considerare tre ambiti di intervento. GOVERNO INTERNO
La partecipazione di insegnanti, studenti, genitori e comunità locale alla vita e al governo della scuola è un tratto distintivo, solido e condiviso del sistema scolastico e della scuola dell’autonomia, che va accompagnato con iniziative di supporto. E’ una direzione ineludibile di avvicinamento della scuola ai cittadini che può restituire valore all’educazione e all’istruzione e, nel secolo della globalizzazione e della interculturalità, attivare nuove forme di coinvolgimento e partnership per alunni e famiglie di altri Paesi. Il rilancio della partecipazione implica anche la riscoperta del valore della democrazia che compone il conflitto ed evita rigidità sovrapposizioni e duplicazioni, per esempio tra rappresentanza sindacale e poteri e funzioni della componente professionale, o tra diversi livelli amministrativi e territoriali. Mettendo al centro il valore formativo dell’autonomia, occorre perciò intervenire sui dispositivi in grado di conciliare partecipazione ed esigenza di efficacia ed efficienza nelle decisioni, distinguendo e coordinando organi di indirizzo e organi tecnici, il ruolo del dirigente e quello della comunità sociale e professionale. Una simile efficienza organizzativa non deve essere, naturalmente, fine a se stessa: va sempre ricondotta all’obiettivo dell’apprendimento, dell’innovazione, della progettazione e della sperimentazione formativa. L’esperienza suggerisce, del resto, che autonomia e partecipazione non sono in contraddizione: l’autonomia si è spesso realizzata dove la partecipazione era più ampia e cooinvolgeva gli studenti, il patto educativo tra scuola e famiglie, il patto territoriale con le scuole, gli enti locali.
Il buon governo e il rilancio della scuola dell’autonomia richiedono:
‐    riconoscimento della centralità dell’alunno come titolare del diritto al successo formativo ‐    varietà delle forme di partecipazione, da tarare sulle diverse realtà e cicli scolastici ‐    rappresentanza delle componenti, semplificata nelle procedure, da definire nella scuola dell’autonomia con
regolamenti interni, sulla base di una normativa generale, essenziale, di garanzia ‐    rimotivazione alla partecipazione, anche attraverso forme non assembleari (web, social network…) ‐    articolazione del collegio docenti, dei dipartimenti e dei consigli di classe, necessaria a portare a sintesi
l’indirizzo formativo della scuola e al tempo stesso garantire alla società nel suo insieme il prezioso bene
costituzionale della libertà di insegnamento ‐    figure professionali con competenze per la formazione, la valutazione, il raccordo scuola‐territorio e i compiti
connessi con l’attuazione dell’autonomia ‐    partecipazione di enti locali, privati, università e ricerca nella realizzazione del piano di offerta formativa della
scuola ‐    costituzione di reti scolastiche per:
o semplificarelagestioneamministrativadellescuoleautonome, migliorando l’efficienza nell’erogazione dei servizi
o coordinareazionieprogettiacarattereterritoriale o sviluppareattivitàformativeedicoordinamentosu:
inclusione, integrazione, orientamento, istruzione adulti –2–
Mentre sugli obiettivi indicati sembra esservi ampio consenso, sulle modalità di traduzione operativa permangono opinioni diverse, in merito a:
‐    statuto autonomo per ogni scuola o invece regolamento nazionale ‐    rete obbligatoria o invece temporanea, volontaria e “di scopo” ‐    figure professionali particolari, diverse o no dall’insegnamento, gerarchizzate o meno ‐    gestione decentrata del personale ‐    presenza degli enti locali nella gestione diretta delle scuole
GOVERNO TERRITORIALE
Gli accordi di rete fra scuole per una varietà di scopi istituzionali sono possibili dal 1999. Il regolamento dell’autonomia prevede perfino la possibilità di scambi temporanei fra docenti: il giorno in cui le scuole autonome fossero dotate di un organico funzionale (una delle proposte approvate dal PD a Varese), non ci sarebbe bisogno di nuove leggi per condividerne la gestione in una rete di scuole. Finora, però, la possibilità di fare rete è stata poco sfruttata. La difficoltà è istituzionale (sete di autonomia delle singole scuole nel governo e nell’organizzazione finanziaria) e culturale: una scuola da sempre divisa fra tentazione autoreferenziale e sguardo verso l’alto (Ministero) fatica, specie in territori disagiati, a guardarsi attorno e solidarizzare con altre scuole, se sono in gioco servizi e prodotti della propria iniziativa progettuale.
Tutti convengono sulla necessità di rafforzare l’autonomia con reti di sostegno e laboratori territoriali per la documentazione e la diffusione delle buone pratiche, la ricerca e l’innovazione didattica e organizzativa, l’aggiornamento di docenti, dirigenti e personale amministrativo, la promozione di sinergie su punti strategici come l’interculturalità o l’integrazione dei diversamente abili. Le opinioni si dividono sulla obbligatorietà o meno di una nuova e dettagliata normativa sulle reti di scuole, per definirne anche la loro rappresentanza.
Alcuni vorrebbero attribuire a queste reti compiti oggi svolti dalla singola amministrazione scolastica e/o renderle obbligatorie, nel timore di una “autonomia pulviscolare”. In questo scenario l’unità autonoma diverrebbe la rete di scuole; ad essa, non piú alla singola scuola, sarebbero riferiti, ad esempio, l’entrata in ruolo, la gestione del personale e l’organico funzionale, evitando naturalmente di invadere il campo delle competenze di regioni ed enti locali o prevedendo con esse specifiche intese.
Altri sostengono invece che responsabilità e rappresentanza in tutte le sue componenti debbano rimanere nelle mani della singola scuola autonoma: la sua taglia, dopo gli ultimi dimensionamenti, non sarebbe affatto pulviscolare, e un suo ulteriore, forzato accorpamento in reti obbligatorie rischierebbe di scipparne la dinamica alla comunità scolastica finendo per consegnarla agli enti locali e in ultima analisi alla politica, con rischi non dissimili da quanto già visto per le ASL. Sostengono pure che l’autonomia sia rimasta fragile e le reti non siano decollate soprattutto per il mancato supporto finanziario, organizzativo e culturale, per la mancata valutazione, per l’insufficiente trasferimento di responsabilità da parte del Ministero, l’eccesso di leggi e circolari: problemi risolubili a legislazione quasi invariata attraverso opportuni interventi di indirizzo accompagnati da adeguati incentivi finanziari.
In coerenza con lo sviluppo della legislazione costituzionale e la piena attuazione del decreto legislativo n. 112 del 1998, alle autonomie scolastiche spetta un ruolo istituzionale sul territorio. Per esercitare tale ruolo è necessario un nuovo modello di governo del sistema scolastico, che necessita di organi di rappresentanza. La rappresentanza nei diversi ambiti territoriali, in analogia con gli enti locali, primi interlocutori nella programmazione dell’offerta formativa, si manifesta nella volontà delle scuole di associarsi per risolvere problemi comuni e ottimizzare le risorse. La libera associazione delle scuole autonome (ANCI delle scuole?) potrebbe così diventare interlocutore istituzionale dell’ente locale per la programmazione dei fabbisogni formativi e i diversi aspetti della politica scolastica.
L’autonomia è il dispositivo più importante per realizzare compiutamente le riforme ordinamentali e la costituzione dei sistemi formativi territoriali. Sul piano istituzionale deve, com’è noto, essere ancora portata a termine, anche se, per ora, il dibattito pubblico sul federalismo lascia la scuola piuttosto in ombra.
Tutta la legislazione che si ricollega all’esperienza degli organi collegiali non è più in grado di intercettare il cambiamento che sta avvenendo soprattutto nel governo dei sistemi locali. Occorre una radicale riforma dell’Amministrazione Scolastica e del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, in considerazione da un lato dei sempre maggiori spazi occupati nel settore dalla Conferenza Stato‐Regioni, e, dall’altro, dell’importanza che a livello nazionale rimanga un organismo di garanzia della libertà di insegnamento, del significato nazionale della funzione docente e dell’unitarietà del sistema scolastico.
L’autonomia è ancor più sfida culturale, perché poggia su processi partecipativi e di coesione sociale: ha a che fare con l’educazione permanente alla democrazia. Partecipazione e corresponsabilità hanno consenso, oggi, nell’opinione pubblica e tra il personale della scuola? Si impone un’intelligente opera di rimotivazione, anche per contrastare chi, in chiave egoistica anziché solidale, confonde autonomia e privatizzazione.
E’ necessario dunque muovere da una individuazione chiara della ripartizione delle competenze tra stato, regioni, province, comuni, istituzioni scolastiche, nell’applicazione del Titolo V della Costituzione. Occorre mettere gli enti locali nella condizione, anche finanziaria, di esercitare compiutamente le funzioni riconosciute dalla normativa vigente. L’autonomia scolastica è fragile, soprattutto nei territori in disagio economico e sociale o in presenza di conflitti con le altre autonomie territoriali, e decolla solo se sostenuta dagli enti locali per tutte le materie e funzioni che richiedono investimenti e potere contrattuale che le scuole, anche in rete, non riescono a raggiungere. Riconoscerlo non è una diminutio delle scuole autonome, ma la condizione per il loro rafforzamento. L’autonomia è spesso condizionata dai livelli di sviluppo socio‐ economico del territorio e risulta necessario sostenere i territori in difficoltà, anche nella prospettiva di un federalismo compensativo. I finanziamenti statali devono essere mantenuti sulla base del costo ponderato per alunno; la scuola gestirà tali risorse integrandole con altre fonti, pubbliche e private. In tale contesto occorre anche rimettere in discussione l’odierna combinazione (né autonomista, né federalista, né solidale) di risibili tasse scolastiche versate al centro e opachi “contributi volontari” versati dalle famiglie alle scuole.
Occorre un quadro atto a garantire i livelli essenziali delle prestazioni su tutto il territorio nazionale, a promuovere il miglioramento del sistema, a identificare e riportare rapidamente a norma distorsioni e abusi. Vanno chiaramente individuati i luoghi della programmazione, dove adeguati strumenti di analisi dei bisogni sociali contribuiranno alla definizione di obbiettivi formativi e relativi livelli essenziali delle prestazioni, e organismi nazionali e territoriali di sostegno all’elaborazione e manutenzione dei curricoli.
Il variegato panorama delle realtà locali chiede da un lato l’interpretazione estensiva delle norme, per consentire (soprattutto ai Comuni) di intervenire col proprio sostegno in situazioni di emergenza; dall’altro l’attenzione a non sostituirsi ai compiti dello Stato (la scuola è della Repubblica e lo Stato non può disinteressarsene); dall’altro ancora l’importanza di vincolare le risorse ai necessari interventi per le scuole.
Particolare considerazione va riservata all’edilizia scolastica, per i necessari investimenti statali e regionali. In proposito, benché riordinate e razionalizzate, le competenze vanno mantenute agli enti locali: siamo contrari all’agenzia a carattere privatistico “scuola SPA” proposta dal ministro dell’economia, così come si esprime timore circa la reale possibilità di attivare risorse stabili per questo settore nell’ambito delle “funzioni fondamentali” di comuni e province previste dalla legge sul federalismo fiscale, confermando la necessità di un piano straordinario nazionale (una delle dieci proposte PD per la scuola approvate a Varese, ottobre 2010). Anche una manutenzione ordinaria degli edifici direttamente in mano alle scuole autonome avrebbe bisogno di garanzie, sia sul piano dei finanziamenti che delle intese con le amministrazioni locali.
L’autonomia scolastica si colloca nel sistema delle autonomie territoriali. Il suo ruolo si esplica tra scuole, anche di diverso ordine e grado, e nelle “conferenze d’ambito” con le politiche sociali, giovanili, sanitarie. Distinguiamo anzitutto le modalità di rappresentanza di livello superiore alla singola scuola (sub‐ provinciale provinciale regionale nazionale), realizzabile attraverso aggregazioni libere o obbligatorie di scuole, dalle reti di scuole “di scopo” o funzionali, territoriali o istituzionali, di gestione dei servizi.
È nella singola unità scolastica che si esprime il massimo della partecipazione diretta, ma il ruolo dei genitori deve essere considerato anche ai livelli territoriali superiori, coordinando i presidenti dei consigli di istituto, valorizzandone le associazioni e/o attraverso consulte analoghe a quelle esistenti per gli studenti. E’ importante che chi fa parte di questi organismi abbia un mandato. Nella rappresentanza non ci si può riferire alla sola dimensione legale, con cortocircuito fra rappresentanza e responsabilità: ogni rappresen‐ tanza dovrebbe avere alle spalle un percorso partecipativo e fondarsi prevalentemente su elezioni.
SUPPORTI ALL’AUTONOMIA SCOLASTICA
In un processo di profonda e continua trasformazione identificata nel concetto di società liquida, con gradi di complessità crescente, il sistema delle scuole dell’autonomia, per sopravvivere, deve cambiare spesso; per non rifluire verso il rischio della polverizzazione, deve avere un’adeguata massa critica, in termini di risorse culturali, professionali, organizzative. L’istituzione di reti di scuole affronta efficacemente questo rischio, anche se non risolve tutti i problemi di sviluppo qualitativo della nostra scuola. Al centro sta infatti l’autonomia delle scuole come capacità di elaborare e attuare una proposta formativa adeguata ai bisogni degli allievi e del territorio attraverso un curricolo di scuola (progetto di offerta formativa) con il livello nazionale che esercita funzioni di valutazione e garanzia. E’ necessario ripensare la logica sistemica che dovrebbe sostenere e realizzare l’implementazione del principio dell’autonomia.
Proposte
‐    integrazione e comparazione del quadro normativo (legislativo e contrattuale) a sostegno dello sviluppo dell’autonomia correlata con i principi di responsabilità, valutazione e rendicontazione sociale e integrazione nel sistema istituzionale
‐    sostegno e incentivi a reti di scopo volontarie e aperte (già oggi possibili per formazione, innovazione etc.) e definizione di nuove forme (reti, associazioni) di rappresentanza regionale, territoriale….
‐    istituzione di centri servizi a sostegno dello sviluppo dell’autonomia: competenze, expertise, consulenza, assistenza alla progettazione, valutazione
‐    sostegno finanziario a laboratori per la ricerca, documentazione e innovazione nella progettazione educativa ‐    definizione di un bilancio strategico (piano esecutivo di gestione) di durata triennale per favorire un miglior
livello di progettazione formativa nelle istituzioni scolastiche autonome. ‐    realizzazione di un salto di qualità attraverso l’attivazione di un sistema di formazione istituzionale, stabile,
rivolto a tutto il personale della scuola: formazione per l’accesso in ruolo, formazione in servizio, formazione
a sostegno di trasformazioni culturali e strutturali, formazione organizzativa ‐    realizzazione di un programma straordinario di formazione (anche con supporto di teacher center,
associazioni professionali e sistema universitario) per il rilancio della cultura dell’autonomia ‐    istituzione di un efficace sistema di valutazione autorevole e indipendente, basato su criteri e modalità
condivise, ai diversi livelli: apprendimento, performance, istituto ‐    supporto alle scuole autonome in ambito gestionale, attraverso centri di servizi territoriali in sinergia tra enti
locali, amministrazione scolastica, regioni e istituzioni scolastiche autonome, secondo le linee dell’accordo stato‐regioni‐enti locali sull’attuazione del Titolo V.

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Lunedì 22 alle 18: incontro sulla scuola al tempo della Gelmini

Pubblicato da Fabio Turone su 16 novembre 2010

Lunedì 22 novembre alle ore 18 presso la sede del circolo PD Giambellino in Via Segneri, 5 (vicino alla posta) il gruppo scuola della Zona 6 ha organizzato un incontro con i Presidi Francesco Balice e Aldo Tropea (rispettivamente della scuola secondaria di 1° e di 2° grado) e con l’Architetto Cesare Sangalli per rispondere alle vostre domande in merito ai cambiamenti di regole che ha portato all’interno delle scuole la “riforma” Gelmini e sulle conseguenze rispetto alle vigenti leggi sulla formazione delle classi, sulla sicurezza ecc.

E’ un’occasione eccezionale quella di avere ben tre persone competenti e di alto profilo professionale disponibili a rispondere ai nostri dubbi e alle nostre domande. Perciò invitiamo insegnanti e genitori della zona 6, ma anche di altre zone circonvicine, a partecipare numerosi.

Ci farebbe anche piacere ricevere in anticipo, via mail all’indirizzo daniela.bertocchi.0@alice.it, qualcuna delle domande che volete porre o dei problemi specifici su cui volete discutere.

 

Il gruppo scuola del Circolo PD

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La scuola che vogliamo: pubblica, aperta, di qualità

Pubblicato da Fabio Turone su 16 settembre 2010


LE NOSTRE PROPOSTE
Investire nella scuola dell’infanzia per tutti i bambini e le bambine del Paese.
Valorizzare la scuola primaria che il Governo ha distrutto, in particolare, i modelli educativi del tempo pieno e del modulo a 30 ore con le compresenze.
Innovare la scuola media e superiore partendo dalle buone pratiche didattiche sperimentate dalle scuole autonome.
Combattere la dispersione scolastica e l’abbandono. Alzare i livelli di apprendimento degli studenti. Alle superiori, istituire un biennio unitario e un triennio di indirizzo, per consentire
ai ragazzi di compiere scelte più consapevoli per il proprio futuro. Scuole aperte tutto il giorno e tutto l’anno, per far diventare la scuola il cuore
pulsante di interi quartieri e di intere comunità locali.
PER REALIZZARE UNA SCUOLA COME QUESTA, DOBBIAMO:
Rinnovare l’edilizia scolastica, soprattutto nel Mezzogiorno, utilizzando i Fondi per le Aree Sottoutilizzate.
Introdurre un nuovo modello di governo della scuola per dare più forza all’autonomia scolastica e alla capacità di programmazione delle autonomie locali, più rappresentanza agli organi collegiali democraticamente eletti.
Investire sulla formazione degli insegnanti.
Istituire un sistema di valutazione che aiuti le scuole a crescere e migliorare i livelli di apprendimento degli studenti e sappia valorizzare, non punire, i diversi percorsi di carriera degli insegnanti.

GUARDIAMO AL FUTURO
CREDIAMO NELLA SCUOLA PUBBLICA
CON I TAGLI ALLA SCUOLA IL GOVERNO BERLUSCONI UCCIDE IL FUTURO DEL PAESE
IL GOVERNO BERLUSCONI TOGLIE 8 MILIARDI DI EURO ALLA SCUOLA IN TRE ANNI.
LASCIA A CASA 132.000 INSEGNANTI E DIPENDENTI
DELLA SCUOLA PUBBLICA.
CON LA CRISI ECONOMICA, INVECE DI SOSTENERE IL LAVORO,
IL GOVERNO COMPIE IL PIÙ GRANDE LICENZIAMENTO DI MASSA DELLA STORIA ITALIANA

LE CONSEGUENZE IMMEDIATE
Classi sovraffollate (fino a 33 alunni) in violazione di ogni norma di sicurezza. Migliaia di bambini e bambine senza scuola dell’infanzia. Studenti con disabilità senza sostegno. Tempo pieno con le compresenze, riconosciuto in Europa come eccellente, eliminato. Meno ore di lezione per ogni ordine di scuola: dalla primaria al termine dell’obbligo i
nostri ragazzi avranno frequentato l’equivalente di due anni di scuola in meno.
Alle superiori, taglio indifferenziato delle sperimentazioni.
Meno laboratori e insegnanti tecnico pratici.
Senza collaboratori scolastici, bambini in stato d’abbandono fuori dall’aula.
Abbassamento, di fatto, dell’obbligo d’istruzione a 15 anni come in Grecia, Cipro e Portogallo.
LE CONSEGUENZE FUTURE
Aumento della dispersione e dell’abbandono scolastico. Incremento dei divari sociali e delle disuguaglianze. Meno conoscenza per tutti, Paese più povero e meno competitivo.

175 MILIONI DI EURO è l’evasione fiscale di Mondadori, sanata dalla legge ad aziendam;
20 MILIONI DI EURO
per istituire la Mini Naia
12 MILIARDI DI EURO
per l’acquisto di 131 cacciabombardieri;
168 MILIONI DI EURO
per i vaccini influenzali inutilizzati per la H1N1
10 MILIARDI DI EURO sottratti al Fisco in due anni, avendo eliminato e solo ora in parte reintrodotto, le misure del Governo Prodi per la lotta all’evasione fiscale;

IL GOVERNO TAGLIA 8 MILIARDI ALLA SCUOLA E SPRECA RISORSE
GOVERNARE IN UN MODO DIVERSO, SI PUO’

www.partitodemocratico.it
canale813diSky

Scarica il Volantino in PDF

Vai allo SPECIALE SCUOLA DEL SITO DEL PD NAZIONALE: http://www.partitodemocratico.it/scuola

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Bertocchi: Dei problemi della scuola si discuta in Parlamento

Pubblicato da Fabio Turone su 15 settembre 2010

In questi giorni di drammatico inizio delle scuole (e non sembri eccessivo l’aggettivo “drammatico”, perché ovunque vi sono scuole senza neppure gli insegnanti previsti dalla già ristrettissima definizione dell’organico, scuole senza dirigente scolastico, studenti diversamente abili senza insegnanti di sostegno: e l’elenco potrebbe continuare a lungo) si moltiplicano ovunque gli appelli affinché si ponga fine alla sistematica dequalificazione e distruzione della scuola pubblica.

Molti di questi appelli sono elaborati e proposti da diversi comitati di docenti precari, che si trovano senza lavoro magari dopo molti anni di preparazione e dieci o più anni di insegnamento. Non si può certo rendere conto di tutti questi appelli, anche se la maggior parte di essi meriterebbe in realtà di trovare voce e diffusione.

Io comunque sono stata particolarmente colpita dall’appello pubblicato qualche giorno fa da “Professione insegnante” (http://docentiprecari.forumattivo.com/discussioni-comuni-sul-precariato-scolastico-f1/la-scuola-torni-in-parlamento-da-professione-insegnante-t3853.htm#37150 ).

Lo riporto qui sotto per intero.

Proposte per PD e IDV

C’è necessità che il problema scuola ritorni in Parlamento. Bisogna che le forze politiche di opposizione procedano ad un’analisi parlamentare impietosa sull’azione fallimentare del Ministro Gelmini e ne chiedano le dimissioni; inoltre occorre avanzare la richiesta di una commissione parlamentare che riferisca al Parlamento sullo stato della scuola pubblica statale italiana e ascolti “il grido di dolore” che da tanta parte di Italia si leva, perché si verifichi quanto sia ampio il danno e in quali aree il sistema sia in uno stato comatoso.

In proposito si legga il significativo documento, non nostro, ma del dirigente dell’USP di Firenze affinché vengano rimossi i provvedimenti berlusconiani di “razionalizzazione”. Mentre l’Italia si taglia il futuro, togliendo risorse ai giovani, in Germania si investe sull’istruzione come negli Stati Uniti di Obama.

Le barzellette sul numero di bidelli e dei carabinieri o sui posti e le ore di insegnamento che vanno soppressi per premiare gli insegnanti meritevoli e trasformare la scuola in una istituzione di qualità, “all’apparir del vero”, inizio anno scolastico 2010/11, si sono trasformate da battute in tragedia.

Di questa tragedia il parlamento deve essere consapevole.

Libero Tassella (Professione insegnante)

Il motivo per cui questo appello mi ha, tra molti altri, colpito è il fatto che esso si rivolge (secondo me correttamente e opportunamente) ai due maggiori partiti di opposizione e chiede loro di intervenire affinché della situazione della scuola si parli, in modo preciso e informato, in Parlamento. L’appello cioè ricolloca la discussione di tutta la questione scuola là dove dovrebbe istituzionalmente stare: in Parlamento.

Credo che il nostro partito e i nostri deputati e senatori dovrebbero riflettere su questa richiesta e fare in modo che la tematica venga inserita nei lavori della Camera.

Daniela Bertocchi

insegnante, membro del Circolo PD Giambellino

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Adro: l’interrogazione urgente dei senatori PD sui simboli politici nella scuola

Pubblicato da Fabio Turone su 15 settembre 2010

Dal blog del consigliere regionale Giuseppe (Pippo) Civati, che invita tutti a manifestare sabato mattina ad Adro a favore della laicità della scuola e contro ogni forma di discriminazione, riprendiamo la segnalazione dell’interrogazione parlamentare urgente presentata ai ministri dell’Interno e dell’Istruzione sulla scandalosa vicenda:

Al Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca

Al Ministro dell’Interno

Premesso che:

  • notizie stampa hanno riferito che nella scuola pubblica del Comune di Adro (BS) sono stati impressi simboli leghisti sui banchi e sull’arredo comunale, scelta giustificata dal Sindaco come legittima perchè “identitaria”;
  • il Ministro Gelmini ha reagito in modo inadeguato poichè si è limitata a tacciare di “folklore eccessivo”questi fatti;
  • è gravissimo che in una istituzione pubblica siano utilizzati simboli di partito e soprattutto nella scuola, istituzione dedicata alla formazione del senso civico dei giovani;

Si chiede di sapere ai Ministri in indirizzo:

  • se non ritengano il comportamento del sindaco in contrasto con il suo ruolo costituzionale;
  • se non ritengano doveroso intervenire perchè nella scuola del Comune di Adro vengano immediatamente soppressi simboli di partito, ricordando che gli unici simboli consentiti sono quelli della Unione Europea, della Repubblica Italiana, del Comune e della Regione (nel qual caso trattasi di Rosa Camuna e non Sole delle Alpi!);
  • se non ritengano di dover fermare un pericoloso precedente che autorizzerebbe di fatto tutti i Comuni, a seconda delle diverse maggioranze che li amministrano, a esporre simboli di partito o “identitari” nelle scuole o in altri edifici pubblici.

I Senatori: Adamo, Rusconi, Vimercati, Bassoli, Baio, Del Vecchio, Bosone, Mazzuconi e Rossi Paolo

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Quando comincia l’integrazione?

Pubblicato da Fabio Turone su 28 maggio 2010

Dal blog di David Gentili:

Quando comincia l’integrazione?

Condivido in pieno la lettera aperta inviata all’Assessore Moioli e a Patrizio Mercadante, sul tema dell’integrazione scolastica.

Io non ero tra quelli che il 30% l’hanno demonizzato. Si è parlato di deportazione quando invece si possono offrire possibilità, agevolandole, a famiglie di stranieri, che vorrebbero per i loro figli una scuola che sia uno spaccato della città, vera. Bisognava porselo come obiettivo. Negli anni.

Interloquendo con le famiglie, immaginando da subito sgravi sulle mense, trasporto gratuito. La decisione tanto sbandierata si è dimostrata per quello che era: un’azione propagandistica e stop. La Gelmini ha subito corretto l’interpretazione che lei stessa aveva fornito. Che spettacolo triste. E non era l’ultimo. Ho incontrato l’Istituto Comprensivo Narcisi e la scuola di via Paravia… dappertutto la stessa questione: singoli dirigenti respingono le iscrizioni. Il progetto StarT fallisce proprio là dove voleva incidere: la distribuzione degli alunni stranieri il piú uniforme possibile. Scuole secondarie si ingrossano fino alla sezione H ed altre languono con una o due prime.

In barba ai regolamenti di utilizzo degli spazi, che regolano, laboratori, servizi, palestre. In realtà a molti fa comodo che ci siano le scuole ponte. Alla Lega in primis. E a molte famiglie milanesi.

Non molliamo. È una battaglia anche culturale, per il futuro di questa città.

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Penati: «Dobbiamo dare l’anima per un’alternativa di legalità e democrazia»

Pubblicato da Fabio Turone su 22 marzo 2010

Carissime, carissimi.

Mancano pochi giorni alle elezioni del 28 e 29 marzo prossimi. Sono giorni decisivi in cui tutti noi dobbiamo dare l’anima.

Dobbiamo fare tutto quanto è possibile perché la Lombardia si risvegli il 30 marzo con un nuovo governo.

La campagna elettorale che stiamo conducendo è anomala, la più caotica della storia della nostra terra. Berlusconi e Formigoni ci hanno posto in una condizione di incertezza. Per settimane non si è parlato dei progetti per la regione, ci si è dimenticati della crisi economica, dello sfascio della scuola, dei disagi delle famiglie, si è dibattuto solo di liste elettorali. Non si è condotta una campagna elettorale si è discusso se fare o no la campagna.

La democrazia si è ridotta a una battaglia di carte bollate. Tutto ciò è gravissimo. E la responsabilità è tutta dell’arroganza di Pdl e Lega. Che non si curano delle regole ma solo di riaffermare con sprezzo il proprio potere. Pdl e Lega hanno tolto ai cittadini anche un diritto elementare, quello di poter andare al voto, scegliere il proprio candidato e vedere il giorno il responso certo delle urne. Non possiamo tollerare tutto questo.

Non possiamo tollerare che chi governa mostri una tale arroganza, calpesti le più elementare regole dello stato democratico. In questa campagna elettorale il centro destra ha mostrato il suo volto più oscuro, quello di chi non si occupa mai degli interessi dei cittadini ma solo dei propri.

Mentre in Lombardia si perdono 50 mila posti di lavoro a palazzo Chigi si sbracciano per emanare decreti che giovano solo a chi governa, il lodo Alfano, lo scudo fiscale, il legittimo impedimento e da ultimo, il salvaliste e salvaFormigoni.

Non possiamo tollerare tutto questo. Non possiamo rassegnarci a un governo di bari. Per questo in questi pochi giorni che ci separano dalle elezioni tutti dobbiamo dare l’anima. Per far vincere la nostra alternativa di governo che è prima di tutto un’alternativa di legalità e di democrazia.

Con amicizia,

Filippo Penati

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