Pisapia: “La Moratti mente. Milano non merita un sindaco bugiardo”.
È evidente che Letizia Moratti è disperata. Fidandosi di qualche manina sporca che fabbrica dossier ad arte è incappata in un clamoroso errore. Ha diffamato Giuliano Pisapia alla fine della registrazione del confronto su Sky TG24, pensando di approfittare come in un agguato del diritto di parlare per ultima.
Letizia Moratti ha accusato Giuliano Pisapia di essere responsabile di un furto, citando una sentenza della Corte d’Assise, che dichiarava il reato estinto per amnistia. Nonostante l’amnistia, Giuliano Pisapia presentò appello, accolto. La III Corte d’Assise d’Appello di Milano presieduta dal dott. Luigi Maria Guicciardi nel procedimento n.76 del 1985 ha assolto Giuliano Pisapia per non aver commesso il fatto. La sentenza recita alle pagine 1562 e 1563: “In conclusione non vi è prova – né vi sono apprezzabili indizi – di una partecipazione del Pisapia, sia pure solo sotto il profilo di un concorso morale, al fatto per il quale è stata elevata a suo carico l’imputazione di furto, dalla quale l’appellante va pertanto assolto per non aver commesso il fatto”.
Tale sentenza di assoluzione con formula piena è passata in giudicato ed è quindi definitiva.
Alla luce dei tagli all’educazione e in previsione della campagna autoreferenziale dell’attuale governo (a spese dei cittadini) il Circolo PD Giambellino invita tutti i cittadini ad aderire a questa campagna di protesta, e a chiedere che i soldi vengano semmai spesi per istruzione e sanità.
Da inviare al Governo Italiano. Condividete e Diffondete.
(pubblicata dal gruppo facebook)
Oggetto: Non voglio il libro “Due anni di governo”.
Testo (adattate e modificate, se credete):
Con riferimento all’annuncio del Presidente del Consiglio On. Silvio Berlusconi di inviare ad ogni famiglia italiana il libro “Due anni di governo”, mi preme comunicarVi che non desidero assolutamente riceverlo, essendo un mio diritto in base al Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, Codice in materia di protezione dei dati personali, nella fattispecie articolo 7 comma 4b, e chiedo che la spesa relativa che si risparmierà venga messa a disposizione del Ministero della Pubblica istruzione e/o del Ministero della Sanità.
Ringraziando per l’attenzione porgo distinti saluti.
(Firma)
Premere su Invia
(Viene chiesto di confermare l’invio)
L’intervento del Segretario del PD, Pier Luigi Bersani, alla chiusura della Festa Democratica nazionale
Care democratiche, cari democratici, cari amici, cari compagni,
questa nostra splendida festa è vissuta nel cuore stesso della città di Torino, città del Risorgimento e del lavoro. Città bellissima e ospitale. Assieme a voi saluto Torino e la ringrazio. Assieme a voi saluto il suo Sindaco, i dirigenti cittadini, provinciali e regionali del Partito. Grazie davvero. E’ stata una grande e bellissima festa. Chi ha voluto aggredirla non è riuscito a sfregiarla. Nelle nostre feste, a differenza di ormai tutte le altre, si discute anche con chi non la pensa come noi, si discute anche con gli avversari politici, si discute dentro alle tensioni della politica e della società.
Si discute nelle piazze, all’aperto, secondo le normali regole della convivenza e dell’ordine pubblico. Penso che meriteremmo un ringraziamento da tutti quelli che sperano ancora che il nostro Paese possa essere un Paese civile.
La settimana di mobilitazione per la democrazia, la legalità, il lavoro culminerà in Lombardia con una
GRANDE MANIFESTAZIONE A MILANO
in piazza Cairoli
SABATO 13 MARZO alle ORE 14,
collegata in diretta con la manifestazione di Piazza del Popolo a Roma.
Una protesta civile e democratica aperta a tutta la società per dire
sì alle regole, no ai trucchi.
Eventi gravi e senza precedenti come la modifica in corso d’opera delle regole elettorali per garantire una sola parte, l’arroganza verso
le istituzioni e gli organi di garanzia, l’insulto non solo nei confronti delle altre parti politiche impegnate nella competizione elettorale ma di milioni di cittadini perbene che nella loro vita quotidiana rispettano le regole e che oggi vedono una parte politica autorizzare se stessa a sottrarsene a piacimento: questi sono i contenuti politici dello sciagurato decreto del Governo.
Un decreto che non è che l’ultima di una serie di deformazioni dei meccanismi democratici alle quali assistiamo da troppo tempo. Una legge elettorale che ha privato i cittadini del diritto di scegliere i propri rappresentanti. Il processo legislativo affidato ormai quasi esclusivamente ai decreti d’urgenza emanati dal governo, il continuo ricorso ai voti di fiducia riduce ulteriormente il contributo del parlamento.
Le energie del governo, anziché indirizzarsi ad affrontare la crisi economica sempre più grave e l’allarmante riemergere della corruzione, sono ancora una volta concentrate nel campo giudiziario su leggi ad personam e nel campo fiscale sui condoni. Il governo riduce, anziché aumentarle, le garanzie per la trasparenza degli appalti. Si impegna in vaghe quanto onerose promesse di ritorno al nucleare invece di investire sull’ambiente, sulla green economy e sulle energie rinnovabili. E proprio mentre le conseguenze della crisi economica si fanno sentire con più forza sull’occupazione, abbatte le tutele dei diritti e della dignità del lavoro, fino ad arrivare allo svuotamento di fatto dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori.
Anche l’informazione è sotto attacco, la stampa e la libera diffusione delle idee sono messe in una situazione precaria, si tagliano le risorse alle emittenti locali e lo si fa proprio durante la campagna elettorale, stravolgendo lo spirito della legge sulla par condicio; anziché garantire visibilità a tutte le opinioni viene imposto il silenzio agli spazi televisivi di dibattito politico.
Perfino davanti alle irregolarità nella presentazione delle liste elettorali il governo, anziché scusarsi per gli errori compiuti e per il disagio causato ai cittadini per colpa di chi non ha evidentemente svolto bene i propri compiti, si è fabbricato un’arma con cui imporre ancora una volta al paese priorità discutibili. Ancora una volta i problemi di una parte prevalgono sull’interesse generale, e ancora una volta viene oscurato il grande tema sociale che è la questione più urgente e drammatica che la politica ha di fronte.
Ci rivolgiamo a tutti i cittadini italiani, a prescindere dalle loro convinzioni politiche: il consenso non viene prima delle regole e non legittima la violazione dei diritti di tutti. La sovranità – come recita il primo articolo della nostra Carta fondamentale – appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Nessun governo e nessuna maggioranza uscita dalle urne possono derogare a questo principio e modificare le regole della convivenza civile per
le loro esigenze di parte.
È il momento di una presa di coscienza, di una riscossa democratica. Le elezioni regionali sono l’occasione per fermare questa deriva e per
dire che chi governa deve cominciare finalmente a occuparsi dei problemi degli italiani e ad agire nell’interesse del suo paese.
Per questo invitiamo i cittadini a partecipare alla settimana di mobilitazione nazionale, che avrà come appuntamento centrale in Lombardia la manifestazione del 13 marzo in piazza Cairoli a Milano dalle ore 14, in collegamento con Piazza del Popolo a Roma.
Dobbiamo restituire forza alle ragioni della Costituzione e della democrazia. Dobbiamo riportare al centro dell’attenzione i drammi delle famiglie colpite dalla crisi e il diritto al lavoro. Dobbiamo costruire un’Italia più giusta, onesta e solidale. Dobbiamo vincere.
Il PD Milano ha diffuso queste risposte di Roberto Cornelli, e preannunciato che sabato 13 marzo verrà organizzata una manifestazione a Milano contro il condono elettorale, su cui saranno presto forniti nuovi dettagli.
D. Sabato pomeriggio il PD era per strada a protestare contro il decreto che ha rimesso in pista il PDL a Roma e Formigoni a Milano ma non tutti hanno capito il peso e il senso di quanto sta accadendo, ce lo può spiegare?
Intanto vorrei fare un distinguo tra la situazione avvenuta in Lazio e quanto accaduto in Lombardia. Solo apparentemente si tratta dello stesso problema. Invece, in comune, c’è solo una forte leggerezza del centrodestra a gestire le situazioni importanti. Secondo noi c’è anche una deliberata incompetenza ma soprattutto un’abbondante dose di litigiosità interna. Nel Lazio la lista del PDL per le regionali era rimasta esclusa perché presentata in Tribunale fuori tempo massimo. In Lombardia circa 500 delle 3500 firme necessarie per appoggiare la lista di candidato presidente Formigoni sono risultate incomplete o irregolari. Quindi anche il candidato legato a questa lista risultava impresentabile alle elezioni. Nella circoscrizione 1 del Lazio non avremmo avuto i candidati del PDL e in Lombardia sarebbe mancato il candidato del centrodestra e le liste ad esso collegate.
Tutto regolare invece per le liste del centrosinistra?
Certo. Va ribadita una cosa molto semplice: il PDL si è trovato in questa situazione per responsabilità sua e di nessun altro, e i dirigenti di quel partito dovrebbero innanzitutto spiegare ai propri elettori quanto successo. Noi non c’entriamo niente ed è un atto di arroganza politica addossare colpe ad altri al posto di chiedere scusa e di ipotizzare insieme soluzioni istituzionali. Hanno preferito fare da soli e hano creato un altro pasticcio: la soluzione per decreto è inaccettabile anche perché la legge 400 dell’88 all’articolo 15, comma 2, fa specifico divieto di usare decreti “in materia elettorale”, le elezioni sono il centro nevralgico della democrazia. D’altra parte anche Maroni si era espresso negando la possiblità di un decreto. Ma lo sappiamo, la Lega cambia idea facilmente e soprattutto a Roma dice una cosa, in Lombardia il contrario.
Per noi invece la legge è uguale per tutti, gli Italiani lo sanno bene, e non può essere il governo per primo a fare eccezione. Le regole per la presentazione delle liste e per la raccolta delle firme a sostegno di una lista non sono una forma ma la sostanza stessa delle leggi elettorali. E anche la sostanza della democrazia. Non accettarle, e ancora peggio, negarne l’importanza, come ha fatto anche questa volta il governo di Berlusconi è una grave mancanza di rispetto verso i cittadini. Che cosa succede a chi paga le tasse in ritardo o partecipa a un concorso presentando una documentazione incompleta? Senza eccezioni il cittadino viene multato o escluso dal bando! Persino la semplice operazione di voto richiede un documento d’identità, allora perché la presentazione di un candidato e della sua lista non dovrebbe rispondere a delle formalità sostanziali?
Insomma, non è andata come avrebbe dovuto? Decisamente no. Il governo ha scritto un decreto che viola il principio di uguaglianza e imparzialità. In Lazio e Lombardia si fa eccezione in nome di un supposto “principale contendente”. Ma la legge non era uguale per tutti? Evidentemente qualcuno vale più di altri. Questo decreto completa il quadro di una maggioranza che procede nel cambiare a suo vantaggio il quadro legislativo: Formigoni aveva già modificato l’articolo 4 dello statuto regionale per candidarsi per la quarta volta. C’è una certa coazione a ripetere, non trova? E nonostante questi fatti, Formigoni, con un linguaggio da stadio, ha anche il coraggio di sostenere che noi avremmo cercato di espellere il PDL e la Lega dalla partita ma che la moviola ha dimostrato che il fallo era nostro. Così l’arbitro ha riammesso la squadra di Formigoni e ha dato torto a noi.
Secondo lei Formigoni pensa a Napolitano quando parla di arbitro? Il capo dello Stato ha firmato il decreto, perché non lo criticate?
E’ sbagliato tirare dentro il vortice di questi accadimenti il Presidente della Repubblica. Il potere di emettere decreti d’urgenza sta nelle mani del Governo che non doveva mettere Napolitano in una situazione difficile da gestire, soprattutto per la posizione del presidente della Repubblica. Occorre avere un atteggiamento responsabile ed evitare che tutte le istituzioni vengano trascinate in questo gioco al massacro delle regole. Occorre riaffermare la politica e attribuire la colpa di quanto sta accadendo a chi, con la prepotenza e con i trucchi, continua a ritenersi aldi sopra delle regole, delle leggi e della Costituzione.
Comune di Milano e derivati: campagna virale del PD. Se 100 milioni vi sembrano pochi
Il partito Democratico avvia in città una campagna di informazione e sensibilizzazione sui danni economici che potrebbero derivare al Comune di Milano a seguito dell’approvazione del disegno di legge sul processo breve, nella sua attuale formulazione.
Tale effetto è dovuto al fatto che con le norme in approvazione andrebbe sicuramente in estinzione il processo per truffa aggravata, per il quale è stato richiesto il rinvio a giudizio di 4 banche e 14 persone e per il quale sono stati contestati 100 milioni di euro di commissioni occulte ai danni del Comune di Milano
Il primo passo è la diffusione di un video che con gli strumenti del marketing virale raggiungerà via internet nelle prossime settimane le famiglie milanesi.
Pierfrancesco Majorino – Capogruppo PD
Davide Corritore – Consigliere PD
Sabato 21 Novembre, ore 15,30, Piazza San Babila – diciamo NO alla “norma del privilegio”
DIAMO UNA SCOSSA DEMOCRATICA, DA MILANO
DICIAMO NO AD UN USO DISTORTO E ANTIDEMOCRATICO DELLE ISTITUZIONI
Il limite della decenza è stato superato. Il disegno di legge sul cosìddetto”processo breve” è l’ennesimo colpo alla democrazia inferto da un governo che non ha nessuna intenzione di risolvere, attraverso una vera riforma, il problema del funzionamento della giustizia, ma vuole solo occuparsi delle vicende giudiziarie di una sola persona, il presidente del Consiglio, mettendo a repentaglio la vita democratica, il funzionamento delle istituzioni e lo Stato di diritto. Se fosse approvato il testo porterebbe di fatto a un’amnistia per tutti gli accusati di corruzione, concussione, truffa fiscale: per salvare Berlusconi, liberi tutti!!
Gli italiani onesti non vogliono e non possono piu’ assistere a questo scempio.
Per questo invitiamo i cittadini di Milano a dare, da questa città, una grande scossa democratica che smuova il Paese.
Sabato 21 novembre alle ore 15.30 saremo in piazza San Babila per manifestare la nostra indignazione e per dire NO all’uso distorto e antidemocratico delle istituzioni, all’amnistia per corrotti ed evasori
hanno già aderito:
Marilena Adamo, Maurizio Baruffi, Teresa Cardona, Ezio Casati, Giuseppe Civati, Emilia De Biasi, Stefano Draghi, Andrea Fanzago, Emanuele Fiano, David Gentili, Francesco Laforgia, Pierfrancesco Majorino, Ettore Martinelli, Matteo Mauri, Gabriele Messina, Franco Mirabelli, Carlo Monguzzi, Barbara Pollastrini, Giorgio Roilo, Carmela Rozza, Fabrizio Spirolazzi, Francesca Zajczyk