Circolo PD Giambellino

Nel cuore dello storico quartiere popolare milanese

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VOTA il 12 e 13 giugno per i quattro referendum!

Pubblicato da Fabio Turone su 1 giugno 2011

VOTA il 12 e 13 giugno i seguenti quesiti referendari:

 

PRIMO QUESITO SULL’ACQUA

“Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica.”

Si propone l’abrogazione dell’art. 23 bis della Legge n. 133/2008, così come modificato dall’art. 15 del decreto 135/2009 (c.d. Decreto Ronchi) relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici locali, compreso quello idrico.
Abrogare questa norma significa contrastare l’accelerazione sulle privatizzazioni imposta dal Governo e la definitiva consegna al mercato dei servizi idrici in questo Paese, restituendo potere decisionale ai Comuni.

SECONDO QUESITO: SULL’ACQUA

“Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. ”

Si propone l’abrogazione dell’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa per il servizio idrico sia determinata tenendo conto dell’ “adeguatezza della remunerazione del capitale investito”.
Abrogando questa parte dell’articolo sulla norma tariffaria, si elimina il “cavallo di Troia” che ha aperto la strada ai privati nella gestione dei servizi idrici: si impedisce di fare profitti sull’acqua, si riduce la bolletta del 7%.

TERZO QUESITO: SUL NUCLEARE

“Realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare”

Si propone l’abrogazione di una parte del decreto legge recante “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” firmato il 25 giugno 2008 e convertito in legge “con modificazioni” il 6 agosto dello stesso anno.
Abrogando questa parte del decreto si blocca la prevista costruzione sul territorio nazionale di quattro impianti di produzione di energia nucleare. Il governo per evitare che venga raggiunto il quorum ha negato l’election day , sperperando così 300 milioni di euro. Poi senza rinunciare al folle programma nucleare si è concesso una “pausa di riflessione” dichiarando: “Deve essere l’Europa a farsi carico di questo problema. Serve una direttiva che fissi dei criteri di sicurezza comuni, a cui tutti dovranno conformarsi. E noi, come gli altri, ci atterremo a quegli standard europei”.
La produzione di energia nucleare per ora è solo rimandata. La legge va abrogata!

QUARTO QUESITO: LEGITTIMO IMPEDIMENTO

“Legge sul legittimo impedimento”

“Volete voi che siano abrogati l’articolo 1, commi 1, 2, 3, 5, 6 nonché l’articolo 1 della legge 7 aprile 2010 numero 51 recante “disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza?”.
E’ il quesito dalle ripercussioni politiche più forti: l’obiettivo è naturalmente quello di abrogare la legge sul legittimo impedimento, un privilegio riservato al premier, in contraddizione con il principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge sancito dall’art. 3 della Costituzione. Grazie alla legge sul legittimo impedimento il premier ha il diritto di non presentarsi in aula nei processi che lo riguardano facendoli così slittare fino alla fine del mandato e alla prescrizione. Anche se il 13 gennaio scorso la Corte costituzionale ha parzialmente cancellato tale legge, l’imputato ha la possibilità di invocare il legittimo impedimento se per il giorno dell’udienza è occupato nella preparazione o in conseguenza di qualche impegno istituzionale.
Conoscendo il premier non si fa fatica a pensare che sarà occupatissimo tutti i giorni d’udienza con qualche compito istituzionale. Perciò la legge va abolita.

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Referendum del 12 e 13 giugno: per salvare l’acqua della nostra vita, per favore non andate al mare

Pubblicato da Fabio Turone su 1 giugno 2011

Pubblichiamo l’appello di Raniero La Valle, giornalista da sempre impegnato sui temi della pace, promotore del “Manifesto per la sinistra cristiana” nel quale propone il rilancio della partecipazione politica e dei valori del patto costituzionale del ’48.

Referendum: per salvare l’acqua della nostra vita, per favore non andate al mare

Raniero La Valle

Ci sono quattro referendum per cui andare a votare il 12 e 13 giugno. Due sono per rivendicare la libertà dell’acqua. La libertà dell’acqua consiste nel fatto che essa non sia di proprietà di nessuno; è un dono di Dio, e come tale è celebrata in tutti i modi nella veglia della notte di Pasqua; in ogni caso, anche per coloro che non si fanno emozionare da Dio, essa è una pertinenza della terra, e come tale è un bene comune, il che vuol dire che appartiene di diritto all’intera umanità, e perciò a ciascun uomo e a ciascuna donna, e anzi ad ogni vivente, perché è la condizione della vita.

Di conseguenza non si può privatizzare, cioè dare in proprietà a nessuno, e nessuno se la può vendere, per il semplice fatto che non è una merce. I due referendum abrogativi tendono ad eliminare, con la vittoria del “sì”, le norme che col pretesto di regolare la distribuzione dell’acqua (che dalle mani pubbliche si intende sia trasferita a mani private) di fatto attribuiscono l’esclusività della gestione dell’acqua alle imprese private, pur senza attribuirne loro la proprietà; e perciò i privatizzatori, che ci sono in tutti i partiti, anche a sinistra, gridano che la proprietà dell’acqua non è in discussione e che pertanto i referendum sarebbero pretestuosi e andrebbero disertati. Ma l’esclusività è precisamente un connotato della proprietà, e perciò chi ha l’esclusività della distribuzione, di fatto ha la proprietà di ciò che distribuisce e commercia, e perciò sfrutta come privato un bene pubblico, un bene comune.

Un altro referendum chiede un terzo “sì” per abrogare il piano del governo per la costruzione delle centrali nucleari e più in generale per lo sfruttamento dell’energia nucleare in Italia, a cui già una volta il popolo aveva opposto il suo rifiuto. Il governo teme moltissimo questo referendum perché è molto popolare, tutti sanno di Chernobyl e di Fukushima, e quindi teme che il sì contro la reintroduzione del nucleare sarebbe plebiscitario. Perciò il governo è ricorso al trucco (questo è un governo senza verità) di abrogare lui stesso le norme sottoposte al giudizio popolare, norme che in ogni momento potrebbe ripristinare, in modo da fare cadere il referendum, a cui in tal modo verrebbe sottratto l’oggetto.

Lo scopo del governo è di ottenere che non più spinti dall’urgenza di opporsi al nucleare, gli elettori non vadano a votare neanche per gli altri tre referendum, facendo così mancare il quorum necessario (la metà più uno degli elettori) perché i referendum abbiano efficacia. Questo trucco però può essere sventato perché, secondo una sentenza della Corte Costituzionale (meno male che c’è ancora) il quesito dovrebbe essere trasferito su altre parti dello stesso provvedimento: in questo caso sulle altre norme del piano energetico nazionale non soppresse dal governo e suscettibili di dare l’avvio a una ripresa del programma nucleare. Questo trasferimento dovrebbe essere operato dalla Cassazione, ma non sappiamo come andrà a finire perché mentre scriviamo la manovra manipolatrice del governo è ancora in corso e la Corte non ne è stata ancora investita.

Ma perché il governo vuole, come già una volta sperò Craxi, che “gli italiani vadano al mare” e non vadano a votare? Perché vuole avere le mani libere sull’acqua (se tutto il pubblico è trattato come privato, perché non dovrebbe essere privata anche l’acqua?) e perché non vuole che abbia successo il quarto referendum, quello che abrogando il cosiddetto “legittimo impedimento” inventato da Alfano e già parzialmente dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale, costringerebbe Berlusconi a mettersi “a disposizione della giustizia” per rispondere dei numerosi e gravi reati di cui è imputato.

Ma proprio perché la vera posta in gioco del 12 e 13 giugno, al di là del merito dei quesiti, è il fatto stesso che i referendum possano svolgersi e andare a buon fine, è supremo interesse della Repubblica che i cittadini vadano a votare e che il popolo sovrano esprima la sua voce. In tempi normali, quando la Repubblica fosse salvaguardata, la Costituzione non fosse sotto attacco, il Parlamento fosse degno di stima e non ridotto alle pratiche di un calcio-mercato e la democrazia della rappresentanza funzionasse come vero veicolo della volontà popolare, i referendum, che sono una forma abbastanza eccezionale di democrazia diretta, non sarebbero così importanti.

Ma oggi nei referendum ha finito per rifugiarsi quanto ancora resta di autentica dinamica democratica nel rapporto tra le istituzioni e i cittadini; e come sono importanti i test elettorali amministrativi anche in poche città, perché vi si esprime il vero umore degli elettori, così sono decisivi i referendum per tenere aperto il varco della democrazia e permettere che si riapra un percorso perché essa torni a fiorire e a essere vera. E se in questi ultimi tempi molte delle ricchezze politiche e civili che avevamo conquistato le abbiamo perdute, non c’è da scoraggiarsi, possiamo ricominciare da quattro.

( 16-05-2011  )

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Campagne: Il PD a difesa dell’acqua pubblica – PD news 1, maggio 2010

Pubblicato da Fabio Turone su 19 maggio 2010

“L’acqua è un bene comune dell’umanità, un bene essenziale e insostituibile per la vita.” E’ così che si apre la posizione del Partito Democratico riguardo alla questione della gestione idrica sollevatasi a seguito della Riforma dei servizi pubblici locali approvata dal Parlamento nel novembre 2009. Si fa riferimento, in particolare, all’articolo 15 del decreto legge Ronchi-Fitto 135/2009, che amplia il ruolo dei soggetti privati in un campo di fondamentale importanza come quello dell’approvigionamento idrico.

La giustificata preoccupazione dei partiti di opposizione e dell’intera società civile non ha tardato a manifestarsi, dando luogo a un movimento per la raccolta firme che sta già ottenendo ottimi risultati e il cui obiettivo è arrivare al referendum abrogativo.
Le motivazioni per appoggiare il comitato referendario sono chiare. Un bene necessario alla sopravvivenza come l’acqua non può che essere gestito pubblicamente, con criteri di equità e solidarietà. Le infrastrutture del servizio idrico devono allo stesso modo restare pubbliche. Da migliorare, semmai, sono la sostenibilità e l’efficienza nella gestione di questo patrimonio sempre più scarso. Questo può avvenire limitando gli sprechi, a partire da un’efficace manutenzione delle reti idriche: non è più possibile tollerare che – secondo i dati più ottimistici – la quantità di acqua dispersa dalla fonte al rubinetto ammonti al 30%. E’ inoltre necessario assegnare a diversi usi (potabili, agricoli e industriali) le risorse idriche, garantendo la corretta allocazione delle acque potabili. Naturalmente, molto occorre fare anche dal lato della sostenibilità idrica, attraverso incentivi al risparmio e campagne di sensibilizzazione.
Tutti questi obiettivi non rendono però necessario né giustificabile il ricorso ai privati in questo delicato ambito. Occorre, piuttosto, creare singergie fra i consorzi degli enti locali per realizzare economie di scala, assicurare qualità e trasparenza dei servizi, garantire efficienza nella depurazione. Il settore ha poi bisogno di un quadro normativo chiaro e stabile e di un monitoraggio affidabile che venga assegnato a un’authority nazionale. Un’authority che abbia però anche strumenti operativi per sanzionare comportamenti illegittimi e incentivare equità, qualità del servizio e sostenibilità nell’uso delle risorse idriche.
Ecco perché il Partito Democratico non può che essere a fianco dei comitati referendari, per abrogare la legge Ronchi-Fitto e adottare un’impostazione che riconosca e valorizzi il ruolo fondamentale degli enti locali, conduca alla realizzazione degli investimenti necessari nelle infrastrutture e garantisca la depurazione a tutta la popolazione nazionale.
Anche il PD milanese si è fatto sentire a questo proposito: chiare e incisive sono state le parole del Segretario Provinciale Roberto Cornelli, che in una dichiarazione ha messo in luce come le rivendicazioni dei comitati referendari siano perfettamente in linea con il progetto di legge alternativo al quale sta lavorando il Partito Democratico.

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Il PD lombardo vuole che l’acqua sia un bene pubblico

Pubblicato da Fabio Turone su 1 maggio 2010

Alle Federazioni provinciali del Pd lombardo
Ai Circoli del Pd lombardo

Carissime, carissimi,

come sapete il Partito Democratico è in prima fila nella battaglia per l’acqua pubblica e la gestione del servizio idrico integrato dopo che il governo ha imposto la privatizzazione forzata della gestione del servizio idrico. Un esito che consideriamo non accettabile e contro il quale già i gruppi parlamentari hanno condotto una ferma opposizione.

La difesa dell’acqua pubblica è anche al centro di due diverse iniziative referendarie, una promossa dal forum acqua pubblica, l’altra dall’Italia dei Valori. Siamo vicini a quanti decidono di combattere contro la privatizzazione forzata dell’acqua e della sua gestione attraverso lo strumento del referendum e per questo è giusto che nei territori si dia sostegno e aiuto per la raccolta delle firme.

Ma pensiamo che il referendum non sia sufficiente a condurre la necessaria battaglia politica e regolamentare questa materia come necessario. Non solo perché ha purtroppo perso efficacia dopo che 24 referendum su 24 negli ultimi 15 anni sono stati persi perché non é stato raggiunto il quorum. Ma soprattutto perché abroga parti di leggi e quindi non è in grado di ridefinire un quadro articolato di norme coerenti come invece richiede un bene così importante come è l’acqua, e un servizio così complesso come è il servizio idrico integrato.

Affinché l’Acqua sia un Bene Pubblico “davvero” a disposizione, nel migliore dei modi, di tutti i cittadini italiani, sono necessari alcuni fattori:
- una forte regolazione pubblica che garantisca servizi elevati e ben monitorati,
- il ruolo fondamentale di regioni e servizi locali nelle scelte di affidamento del servizio idrico integrato,
- un profilo di qualità ma di scala industriale per la gestione dello stesso,
- l’esistenza di un quadro normativo chiaro e stabile,
- la garanzia della determinazione, in generale, di “tariffe eque” e altresì di tariffe “sociali” per coloro che ne hanno bisogno;
- la definizione di vincoli che garantiscano l’effettuazione degli investimenti necessari al miglioramento del servizio.

Per questo vogliamo lanciare un patto per l’acqua pubblica: vogliamo costruire insieme ai nostri amministratori locali e al partito, regione per regione, un disegno di legge complessivo sull’acqua pubblica e sul servizio idrico integrato. Lo presenteremo ai cittadini chiedendo loro di sostenerlo firmando un documento di intenti. Al termine di questo intenso percorso di partecipazione e di ascolto dei vari livelli del Partito, dei nostri amministratori locali e, in generale, dei cittadini, lo consegneremo ai nostri gruppi parlamentari.

Il Partito Democratico Lombardo lancia a supporto una campagna politica e di comunicazione. Nei prossimi giorni arriveranno in tutte le Federazioni cartoline e manifesti stampati della campagna regionale per l’acqua pubblica.

Sul sito www.pdlombardia.it (nella sezione dedicata) sono disponibili il testo del patto per l’acqua pubblica, quello dell’ordine del giorno che proponiamo di presentare in tutti i Consigli Comunali, la locandina da usare per il web (scarica il file PDF – 16 Mb) .

Buon Lavoro,
Maurizio Martina
Segretario PD lombardo

Roberto Rampi
Responsabile Organizzazione PD lombardo

Alessandro Benatti
Responsabile Ambiente PD lombardo

Matteo Rossi
Responsabile Enti Locali PD lombardo

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Il primo maggio, anche in difesa dell’acqua pubblica

Pubblicato da Fabio Turone su 30 aprile 2010

FIRMIAMO PER I TRE REFERENDUM !

Durante le manifestazioni previste per il 1° Maggio ( vedi volantino ) sono stati allestiti

i seguenti banchetti per la raccolta di firme

per la gestione pubblica dell’acqua :

1. Corso Venezia/ via Palestro     dalle 9.30/12.00

2. Largo Marinai d’Italia

Vi saranno comunicate le prossime iniziative a mano a mano che perverranno al Comitato organizzatore da parte

dei volontari, delle associazioni e dei partiti che hanno aderito alla campagna referendaria.

segnalazione inviata da Silvia Scoppini

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«L’acqua è un bene pubblico»: Il PD di Milano è con i comitati referendari

Pubblicato da Fabio Turone su 29 aprile 2010

«Le linee guida del progetto di legge su cui il PD sta lavorando esprimono quanto i comitati referendari chiedono: che l’acqua resti pubblica e che i Comuni e le Regioni possano deciderne la gestione, che vi siano delle tariffe agevolate e delle tariffe che incentivino al risparmio» ha spiegato in una nota Roberto Cornelli, Segretario Metropolitano del Partito Democratico. «A questo si aggiunge la necessità di regolamentare il servizio anche attraverso un’autorità che garantisca sull’efficienza e la qualità del servizio. E’ fondamentale che l’acqua, che ci serve come l’aria, resti di tutti».

«Per questo» ha concluso Cornelli «è importante unirsi ai territori e ai comitati referendari spontanei, che spesso sono nati grazie all’apporto dei circoli del Pd, per difendere un diritto fondamentale, l’accesso all’acqua come bene pubblico».

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L’acqua: bene pubblico o affare privato? Martedì 13 aprile ore 21

Pubblicato da Fabio Turone su 10 aprile 2010

INCONTRO SULL’ACQUA

DIRITTO o MERCE?

BENE PUBBLICO o  AFFARE PRIVATO?

  • per comprendere l’importanza strategica dell’acqua
  • per conoscere i vantaggi della gestione pubblica, partendo dall’esperienza di Milano e provincia
  • per sostenere le iniziative in atto

MARTEDÌ 13 APRILE – ORE 21

C/O SEDE CGIL, Via Albertinelli 14 (Piazza Segesta, tram 16/bus 95)

INTERVERRANNO

Luca  Martinelli scrittore e giornalista di Altra Economia

Rosario Lembo Comitato italiano Contratto mondiale acqua

Mauro Giudici geofisico Università di Milano

Carlo Monguzzi PD – Regione Lombardia

Maurizio Lagomarsino ingegnere chimico

MODERATRICE – Clara Sestilli

LA CITTADINANZA E’ INVITATA A PARTECIPARE

Circolo Magenta “25 Aprile” e  Gas Spaventaprezzi  – Via E. Ferrario 5

Circolo Giambellino – Via Segneri 5        Circolo Pio La Torre – Via Monreale 19

Circolo Montestella Via Trenno 41 – Viale Certosa 290

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