Circolo PD Giambellino

Nel cuore dello storico quartiere popolare milanese

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Da Milano avanti tutti! Ecco il programma della Festa Democratica 2011

Pubblicato da Fabio Turone su 30 agosto 2011

E quattro! Siamo alla quarta festa democratica, un appuntamento che anima la città di Milano e l’intera area metropolitana di musica, buon cibo, intrattenimento. E di dibattiti, che come sempre mettono in circolo esperienze, saperi e idee da condividere perché diventino l’ossatura di una buona politica.
Con due novità.
La prima è che il programma milanese viene arricchito quest’anno dalla festa nazionale della legalità e della sicurezza. Non vogliamo rassegnarci all’idea che sicurezza e libertà siano termini contrapposti, come se una maggiore protezione debba comportare necessariamente minori diritti. La storia degli ultimi decenni ci ha consegnato il fallimento di questa politica e la necessità di tornare a uno stretto legame tra diritti, sicurezza e sviluppo economico.
La seconda novità è  che, dopo la straordinaria campagna elettorale milanese che ha portato alla vittoria di Giuliano Pisapia e l’elezione a Sindaco di molti candidati democratici nei Comuni della provincia, questa Festa è, per la prima volta dopo tanti anni, un’occasione vera per festeggiare, per dimostrare che alle parole sappiamo far seguire il buon governo, per attrezzarci alle elezioni dell’anno prossimo in alcuni importanti Comuni (a partire da Sesto San Giovanni) e per rilanciare la sfida per il governo dell’Italia.

Roberto Cornelli
Segretario del PD metropolitano milanese

Scarica il file PDF con il programma completo della Festa Democratica del PD  MILANO 2011

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Bersani in Barona per Pisapia (26 maggio 2011)

Pubblicato da Fabio Turone su 28 maggio 2011

Ecco un video dell’intervento di Pierluigi Bersani alla Barona, a Milano, preceduto da quello del nuovo presidente del consiglio di zona 6 Gabriele Rabaiotti.

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Ecco i risultati del PD di zona 6 pubblicati dal Comune

Pubblicato da Fabio Turone su 17 maggio 2011

Ecco i dati delle preferenze per i candidati del PD al consiglio di Zona, appena pubblicati sul sito del Comune

Ecco il link alla banca dati dei risultati dell’intera città.


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Gabriele Rabaiotti, candidato presidente della Zona 6 per Pisapia

Pubblicato da Fabio Turone su 18 aprile 2011

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W la raccolta differenziata. Restituiamo i libretti alla Moratti – mercoledì 13 aprile ore 18

Pubblicato da Fabio Turone su 12 aprile 2011

Mercoledì pomeriggio il Partito Democratico milanese si troverà davanti a Palazzo Marino alle ore 18 per restituire al sindaco Letizia Moratti il libretto pieno di menzogne che ha inviato a migliaia di milanesi. Pensiamo non solo che sia inaccettabile che un sindaco uscente racconti ai milanesi enormi falsità sul suo operato, ma anche vergognoso che in un momento difficile per l’economia del paese e della città un sindaco facoltoso sperperi danaro con questa intensità per nascondere il suo fallimento.
Sarà una sorta di “raccolta differenziata” e raccoglieremo quanti più libretti possibile, per sbugiardare la Moratti. Vi invitiamo a partecipare numerosi, a diffondere l’invito ai vostri contatti e portare a Palazzo Marino tutti i libretti che riuscirete a trovare In allegato trovate il volantino dell’iniziativa.

Qui di seguito il link dell’evento su facebook: http://www.facebook.com/#!/event.php?eid=147920721941000

Grazie e a presto,
Francesco Laforgia
Coordinatore cittadino Pd Milano

 

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«Milano si può. Io ci credo» Giuliano Pisapia sabato 26 al Dal Verme

Pubblicato da Fabio Turone su 24 febbraio 2011

Sabato 26 febbraio – Teatro Dal Verme -
via S. Giovanni sul Muro – ore 21
«Milano si può. Io ci credo»
Giuliano Pisapia presenta il suo progetto per Milano

www.pisapiaxmilano.com

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Il Forum PD dell’Istruzione – Il resoconto di Daniela Bertocchi

Pubblicato da Fabio Turone su 24 febbraio 2011

Il 15 e 16 gennaio del 2011 si è tenuto a Roma, Palazzo Rospigliosi, il II Forum dell’Istruzione del PD, presieduto dall’On. Giovanni Bachelet e con la partecipazione di Francesca Puglisi, Responsabile Scuola della Segreteria nazionale. Del GIP scuola di Milano erano presenti Filippo Barberis, Marco Campione, Rosanna De Ponti e io.

Il tema dell’incontro è stato:

RILANCIO, GOVERNO E RAPPRESENTANZA DELLE AUTONOMIE SCOLASTICHE

Le tematiche specifiche dell’incontro sono presentate nell’”albero” e nel programma (clicca per ingrandire).

Una sintesi ufficiale sia delle relazioni introduttive (Bachelet e Pajno) sia del lavoro dei gruppi sarà inviata a tutti i partecipanti.

Tutte le sessioni di lavoro sono comunque video o audio registrate e si possono vedere/ ascoltare su Radio Radicale (http://www.radioradicale.it/scheda/319085/rilancio-governo-e-rappresentanza-delle-autonomie-scolastiche-prima-giornata ).

All’inizio del Forum, l’On. Bachelet sottolinea come il Forum stesso sia un organo di elaborazione e di libero confronto,non necessariamente partitico (infatti al Forum partecipano sia persone di altri partiti dell’attuale area dell’opposizione sia persone che si occupano di istruzione a titolo personale o come rappresentanti della società civile: sindacati, associazioni di genitori, precari, ecc.).

Il tema proposto ha grande importanza sia perché si collega a temi attuali come quello del federalismo sia perché, dopo il grande impulso verso una scuola di qualità centrata sull’autonomia impresso da Luigi Berlinguer, oggi si vedono i rischi di una privatizzazione strisciante e di una scuola senza controlli e perciò senza garanzie. Di qui la centralità del tema delle reti di scuole, che possono costituire in qualche modo una struttura intermedia che evita l’eccessiva frammentazione e d’altra parte permette un miglior radicamento e una maggiore rappresentatività nel territorio.

L’interessante e complessa relazione del Prof. Alessandro Pajno ha ricostruito la storia e il senso dell’autonomia scolastica, che peraltro trova le sue radici nella Costituzione, e ha indicato il necessario rapporto che deve esistere tra “sistema delle autonomie” e “sistema di valutazione della qualità del servizio”.

Inoltre ha messo in luce quali dovrebbero essere la funzioni svolte “al centro” e quali invece potrebbero essere quelle esercitate dalle scuole autonome o meglio da reti di scuole (ad esempio funzioni di ricerca, formazione, eventualmente funzioni tecnico-amministrative e anche di reclutamento dei docenti). La relazione, volutamente, ha avuto un taglio problematico, ponendo numerose domande a cui si è poi cercato di dare una risposta nei lavori di gruppo.

Come indicato dal programma, si è lavorato in tre gruppi, coordinati rispettivamente da Bachelet (gruppo A), Sacchi e Barbieri (gruppo B), Cocozza e Cerini (gruppo C). Io ho partecipato ai lavori di quest’ultimo gruppo, centrato sul tema SUPPORTI ALL’AUTONOMIA SCOLASTICA.

E’ impossibile fare qui una sintesi del lavoro del gruppo, che si è svolto per un intero pomeriggio e per buona parte della mattinata seguente. Basterà dire che, dopo due brevi comunicazioni iniziali dei coordinatori, ci sono stai ben 27 interventi, che da una parte hanno toccato numerosissimi aspetti della tematica, dall’altra hanno portato i diversi punti di vista di docenti, dirigenti scolastici, sindacalisti, membri di varie Associazioni (come CIDI, UCIM, LEND, FISH, CGD, Proteo e altre).

Ogni gruppo ha prodotto un breve documento di sintesi, indicando sia i punti su cui c’era stato un accordo generale sia i punti controversi e i problemi aperti.

Il Forum, dopo la comunicazione in plenaria dei vari gruppi, si è concluso con una breve relazione di Francesca Puglisi, che ha messo in luce il programma del PD rispetto all’istruzione. In particolare la necessità di:

-       perseguire il successo formativo per tutte e per tutti, dimezzando il tasso di dispersione entro il 2020

-       definire un organico funzionale per reti di scuole (che comprenda anche il personale per supplenze brevi e quello per il sostegno) e stabilizzarlo per almeno 3 anni

-       elaborare un nuovo sistema di formazione iniziale e di reclutamento

-       giungere a un sistema nazionale di valutazione scolastica, messa in atto da un organismo autonomo e terzo rispetto al Ministero.

Concludendo, Bachelet ha annunciato che, in tempi ancora da definire, si terrà il III Forum dell’istruzione si temi della formazione, reclutamento e stato giuridico del personale della scuola.

Infine una mia osservazione personale: il Forum è stato organizzato in modo ottimale, con la possibilità di avere in anticipo documenti preparatori al lavoro e sapere per tempo la divisione in gruppi, così da potersi preparare. La partecipazione è stata molto alta sia nei momenti in plenaria sia nei gruppi; il dibattito nei gruppi (almeno nel mio) si è svolto in maniera ordinata e costruttiva, con un forte desiderio di confronto tra i presenti e anche un senso di recupero identitario / professionale.

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Di seguito il testo del documento conclusivo del Forum PD dell’Istruzione, scaricabile anche in PDF con un’impaginazione migliore: RILANCIO_GOVERNO_RAPPRESENTANZA delle Autonomie Scolastiche – PD Forum Istruzione.

RILANCIO, GOVERNO E RAPPRESENTANZA DELLE AUTONOMIE SCOLASTICHE
La scuola è un’Istituzione della Repubblica che garantisce, insieme al valore legale dei titoli di studio su tutto il territorio nazionale, pari opportunità a tutti i cittadini in ordine al diritto allo studio e al pieno sviluppo della personalità (successo formativo), nel rispetto della loro coscienza morale e civile. Questa missione, a lungo compiuta attraverso un modello di government ministeriale, ha conosciuto forme progressive di decentramento, dalla carta dei servizi della scuola alla semplificazione amministrativa fino alla riscrittura del Titolo V della Costituzione, passando per l’autonomia scolastica e il riconoscimento della parità, nell’ottica di un sistema integrato di istruzione pubblica. Elevata da un decennio a dignità costituzionale ma ancora priva di mezzi e strumenti attuativi, l’autonomia scolastica ha sviluppato solo in piccola parte le proprie potenzialità didattiche, organizzative, di ricerca e di partecipazione. Lo ha fatto, parzialmente, dove c’era un dirigente capace di prendersi le proprie responsabilità, una comunità scolastica vivace e partecipe, enti locali che sostenevano strategicamente la scuola; molto resta da fare affinché ovunque, non solo in alcune isole fortunate, decolli un’autonomia piena, responsabile e partecipata.
La stagione dei “decreti delegati” del 1974 aveva promosso la partecipazione di genitori e studenti alla vita dell’istituto, estesa anche ad altre componenti rappresentative della comunità politica, economica e sociale del territorio. Purtroppo il mancato trasferimento alle scuole di effettivi poteri e responsabilità di governo ai diversi livelli (istituti, distretti, consigli scolastici provinciali…), lo svuotamento di risorse umane e finanziarie, la scarsa rilevanza dei soggetti esterni alla scuola nei processi decisionali e, non ultima, la mancanza di adeguata informazione e formazione per un suo corretto ed efficace esercizio, hanno fortemente demotivato la partecipazione che, specialmente fra i genitori ma in misura significativa anche fra gli studenti, ha registrato un forte calo nei momenti elettorali.
La crisi della democrazia rappresentativa ha contribuito ad affievolire l’originaria tensione verso una scuola comunità che interagisce con la più ampia comunità sociale e civile, ovvero ad accrescere il rischio dell’autoreferenzialità. Nel frattempo sono risorti movimenti spontanei di genitori e si è fatta strada l’idea di un ruolo autonomo delle famiglie nelle scelte educative, fino a forme embrionali di privatizzazione. La crisi partecipativa è anche crisi della visione comunitaria della scuola come luogo dove si collabora per un fine condiviso; essa disperde un patrimonio prezioso per l’educazione alla democrazia, per l’attuazione di un patto educativo tra scuola famiglie e territorio, per la coesione sociale.
Scuola istituzione e scuola comunità non vanno contrapposte, ma integrate in una prospettiva di reciproco rafforzamento e miglioramento: la comunità acquista spazi e poteri nella gestione, l’istituzione rafforza il proprio ruolo di garanzia nel raggiungimento degli obiettivi e nel controllo dei risultati.
In tale prospettiva, ampliata da sempre maggiori relazioni internazionali, si apre la strada all’idea della scuola autonoma, capace di autoregolazione, all’interno di un sistema nazionale che garantisca (a partire dall’attivazione di una valutazione indipendente che ne consenta il monitoraggio periodico a tutti i livelli) gli standard sia nella prestazione del servizio (LEP), sia nei risultati di apprendimento (competenze in uscita, profili degli indirizzi, indagini sulle prestazioni, confronto con il mondo del lavoro…). L’autonomia, riconosciuta (non concessa) alle scuole, è stata recentemente elevata a dignità costituzionale. La normativa attuale ipotizza già un’autonomia didattica, organizzativa, di ricerca, innovazione e sviluppo, ma è ancora priva di mezzi e di strumenti attuativi sul piano finanziario, dei curricula e della gestione del personale.
L’autoregolazione sul piano giuridico e didattico consentirà alle istituzioni scolastiche di essere pienamente inserite nel territorio, anche se i loro compiti sono sostenuti da obiettivi universali di tipo culturale e formativo, e di esercitare il proprio specifico ruolo di istituzione finalizzata alla formazione della persona (lungo tutto l’arco della vita) contribuendo anche alla progettualità e allo sviluppo del territorio.
E’ dunque la realizzazione piena dell’autonomia scolastica il primo e piú importante obiettivo politico. Occorre portare a compimento il decentramento delle competenze amministrative iniziato con le “leggi Bassanini” e applicare il nuovo Titolo V della Costituzione. Il Ministero deve potenziare e qualificare le proprie funzioni di indirizzo, di alta programmazione, di verifica, valutazione e controllo rispetto al funzionamento delle autonomie scolastiche e ai risultati di apprendimento, trasferendo i compiti di gestione a Regioni, enti locali e scuole. In tale ottica il rilancio della partecipazione non potrà avvenire
attraverso gli attuali organi collegiali: occorrerà da un lato una legge sull’autogoverno degli istituti scolastici, e, dall’altro, strutture di sostegno sul piano delle professionalità, dei servizi, delle relazioni economiche e sociali. Qui anche le fondazioni, enti di diritto privato, potranno agire in modo integrativo e non sostitutivo, per rinfrancare ed aumentare le potenzialità dell’autonomia medesima.
L’istituto scolastico autonomo va quindi ricontestualizzato alla luce di:
‐    norme generali sull’istruzione e livelli essenziali delle prestazioni e obiettivi di apprendimento
‐    programmazione della rete scolastica, integrazione tra i sistemi formativi: statali e paritari, di istruzione e formazione professionale, lifelong learning
‐    progettazione dei curricula e dell’offerta formativa ‐    valutazione degli apprendimenti e del funzionamento dell’istituto ‐    rappresentanza delle scuole autonome nelle decisioni di politica scolastica ai diversi livelli territoriali ‐    gestione del personale.
Pur coinvolgendo dinamiche legate ad un unico obiettivo, si possono considerare tre ambiti di intervento. GOVERNO INTERNO
La partecipazione di insegnanti, studenti, genitori e comunità locale alla vita e al governo della scuola è un tratto distintivo, solido e condiviso del sistema scolastico e della scuola dell’autonomia, che va accompagnato con iniziative di supporto. E’ una direzione ineludibile di avvicinamento della scuola ai cittadini che può restituire valore all’educazione e all’istruzione e, nel secolo della globalizzazione e della interculturalità, attivare nuove forme di coinvolgimento e partnership per alunni e famiglie di altri Paesi. Il rilancio della partecipazione implica anche la riscoperta del valore della democrazia che compone il conflitto ed evita rigidità sovrapposizioni e duplicazioni, per esempio tra rappresentanza sindacale e poteri e funzioni della componente professionale, o tra diversi livelli amministrativi e territoriali. Mettendo al centro il valore formativo dell’autonomia, occorre perciò intervenire sui dispositivi in grado di conciliare partecipazione ed esigenza di efficacia ed efficienza nelle decisioni, distinguendo e coordinando organi di indirizzo e organi tecnici, il ruolo del dirigente e quello della comunità sociale e professionale. Una simile efficienza organizzativa non deve essere, naturalmente, fine a se stessa: va sempre ricondotta all’obiettivo dell’apprendimento, dell’innovazione, della progettazione e della sperimentazione formativa. L’esperienza suggerisce, del resto, che autonomia e partecipazione non sono in contraddizione: l’autonomia si è spesso realizzata dove la partecipazione era più ampia e cooinvolgeva gli studenti, il patto educativo tra scuola e famiglie, il patto territoriale con le scuole, gli enti locali.
Il buon governo e il rilancio della scuola dell’autonomia richiedono:
‐    riconoscimento della centralità dell’alunno come titolare del diritto al successo formativo ‐    varietà delle forme di partecipazione, da tarare sulle diverse realtà e cicli scolastici ‐    rappresentanza delle componenti, semplificata nelle procedure, da definire nella scuola dell’autonomia con
regolamenti interni, sulla base di una normativa generale, essenziale, di garanzia ‐    rimotivazione alla partecipazione, anche attraverso forme non assembleari (web, social network…) ‐    articolazione del collegio docenti, dei dipartimenti e dei consigli di classe, necessaria a portare a sintesi
l’indirizzo formativo della scuola e al tempo stesso garantire alla società nel suo insieme il prezioso bene
costituzionale della libertà di insegnamento ‐    figure professionali con competenze per la formazione, la valutazione, il raccordo scuola‐territorio e i compiti
connessi con l’attuazione dell’autonomia ‐    partecipazione di enti locali, privati, università e ricerca nella realizzazione del piano di offerta formativa della
scuola ‐    costituzione di reti scolastiche per:
o semplificarelagestioneamministrativadellescuoleautonome, migliorando l’efficienza nell’erogazione dei servizi
o coordinareazionieprogettiacarattereterritoriale o sviluppareattivitàformativeedicoordinamentosu:
inclusione, integrazione, orientamento, istruzione adulti –2–
Mentre sugli obiettivi indicati sembra esservi ampio consenso, sulle modalità di traduzione operativa permangono opinioni diverse, in merito a:
‐    statuto autonomo per ogni scuola o invece regolamento nazionale ‐    rete obbligatoria o invece temporanea, volontaria e “di scopo” ‐    figure professionali particolari, diverse o no dall’insegnamento, gerarchizzate o meno ‐    gestione decentrata del personale ‐    presenza degli enti locali nella gestione diretta delle scuole
GOVERNO TERRITORIALE
Gli accordi di rete fra scuole per una varietà di scopi istituzionali sono possibili dal 1999. Il regolamento dell’autonomia prevede perfino la possibilità di scambi temporanei fra docenti: il giorno in cui le scuole autonome fossero dotate di un organico funzionale (una delle proposte approvate dal PD a Varese), non ci sarebbe bisogno di nuove leggi per condividerne la gestione in una rete di scuole. Finora, però, la possibilità di fare rete è stata poco sfruttata. La difficoltà è istituzionale (sete di autonomia delle singole scuole nel governo e nell’organizzazione finanziaria) e culturale: una scuola da sempre divisa fra tentazione autoreferenziale e sguardo verso l’alto (Ministero) fatica, specie in territori disagiati, a guardarsi attorno e solidarizzare con altre scuole, se sono in gioco servizi e prodotti della propria iniziativa progettuale.
Tutti convengono sulla necessità di rafforzare l’autonomia con reti di sostegno e laboratori territoriali per la documentazione e la diffusione delle buone pratiche, la ricerca e l’innovazione didattica e organizzativa, l’aggiornamento di docenti, dirigenti e personale amministrativo, la promozione di sinergie su punti strategici come l’interculturalità o l’integrazione dei diversamente abili. Le opinioni si dividono sulla obbligatorietà o meno di una nuova e dettagliata normativa sulle reti di scuole, per definirne anche la loro rappresentanza.
Alcuni vorrebbero attribuire a queste reti compiti oggi svolti dalla singola amministrazione scolastica e/o renderle obbligatorie, nel timore di una “autonomia pulviscolare”. In questo scenario l’unità autonoma diverrebbe la rete di scuole; ad essa, non piú alla singola scuola, sarebbero riferiti, ad esempio, l’entrata in ruolo, la gestione del personale e l’organico funzionale, evitando naturalmente di invadere il campo delle competenze di regioni ed enti locali o prevedendo con esse specifiche intese.
Altri sostengono invece che responsabilità e rappresentanza in tutte le sue componenti debbano rimanere nelle mani della singola scuola autonoma: la sua taglia, dopo gli ultimi dimensionamenti, non sarebbe affatto pulviscolare, e un suo ulteriore, forzato accorpamento in reti obbligatorie rischierebbe di scipparne la dinamica alla comunità scolastica finendo per consegnarla agli enti locali e in ultima analisi alla politica, con rischi non dissimili da quanto già visto per le ASL. Sostengono pure che l’autonomia sia rimasta fragile e le reti non siano decollate soprattutto per il mancato supporto finanziario, organizzativo e culturale, per la mancata valutazione, per l’insufficiente trasferimento di responsabilità da parte del Ministero, l’eccesso di leggi e circolari: problemi risolubili a legislazione quasi invariata attraverso opportuni interventi di indirizzo accompagnati da adeguati incentivi finanziari.
In coerenza con lo sviluppo della legislazione costituzionale e la piena attuazione del decreto legislativo n. 112 del 1998, alle autonomie scolastiche spetta un ruolo istituzionale sul territorio. Per esercitare tale ruolo è necessario un nuovo modello di governo del sistema scolastico, che necessita di organi di rappresentanza. La rappresentanza nei diversi ambiti territoriali, in analogia con gli enti locali, primi interlocutori nella programmazione dell’offerta formativa, si manifesta nella volontà delle scuole di associarsi per risolvere problemi comuni e ottimizzare le risorse. La libera associazione delle scuole autonome (ANCI delle scuole?) potrebbe così diventare interlocutore istituzionale dell’ente locale per la programmazione dei fabbisogni formativi e i diversi aspetti della politica scolastica.
L’autonomia è il dispositivo più importante per realizzare compiutamente le riforme ordinamentali e la costituzione dei sistemi formativi territoriali. Sul piano istituzionale deve, com’è noto, essere ancora portata a termine, anche se, per ora, il dibattito pubblico sul federalismo lascia la scuola piuttosto in ombra.
Tutta la legislazione che si ricollega all’esperienza degli organi collegiali non è più in grado di intercettare il cambiamento che sta avvenendo soprattutto nel governo dei sistemi locali. Occorre una radicale riforma dell’Amministrazione Scolastica e del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, in considerazione da un lato dei sempre maggiori spazi occupati nel settore dalla Conferenza Stato‐Regioni, e, dall’altro, dell’importanza che a livello nazionale rimanga un organismo di garanzia della libertà di insegnamento, del significato nazionale della funzione docente e dell’unitarietà del sistema scolastico.
L’autonomia è ancor più sfida culturale, perché poggia su processi partecipativi e di coesione sociale: ha a che fare con l’educazione permanente alla democrazia. Partecipazione e corresponsabilità hanno consenso, oggi, nell’opinione pubblica e tra il personale della scuola? Si impone un’intelligente opera di rimotivazione, anche per contrastare chi, in chiave egoistica anziché solidale, confonde autonomia e privatizzazione.
E’ necessario dunque muovere da una individuazione chiara della ripartizione delle competenze tra stato, regioni, province, comuni, istituzioni scolastiche, nell’applicazione del Titolo V della Costituzione. Occorre mettere gli enti locali nella condizione, anche finanziaria, di esercitare compiutamente le funzioni riconosciute dalla normativa vigente. L’autonomia scolastica è fragile, soprattutto nei territori in disagio economico e sociale o in presenza di conflitti con le altre autonomie territoriali, e decolla solo se sostenuta dagli enti locali per tutte le materie e funzioni che richiedono investimenti e potere contrattuale che le scuole, anche in rete, non riescono a raggiungere. Riconoscerlo non è una diminutio delle scuole autonome, ma la condizione per il loro rafforzamento. L’autonomia è spesso condizionata dai livelli di sviluppo socio‐ economico del territorio e risulta necessario sostenere i territori in difficoltà, anche nella prospettiva di un federalismo compensativo. I finanziamenti statali devono essere mantenuti sulla base del costo ponderato per alunno; la scuola gestirà tali risorse integrandole con altre fonti, pubbliche e private. In tale contesto occorre anche rimettere in discussione l’odierna combinazione (né autonomista, né federalista, né solidale) di risibili tasse scolastiche versate al centro e opachi “contributi volontari” versati dalle famiglie alle scuole.
Occorre un quadro atto a garantire i livelli essenziali delle prestazioni su tutto il territorio nazionale, a promuovere il miglioramento del sistema, a identificare e riportare rapidamente a norma distorsioni e abusi. Vanno chiaramente individuati i luoghi della programmazione, dove adeguati strumenti di analisi dei bisogni sociali contribuiranno alla definizione di obbiettivi formativi e relativi livelli essenziali delle prestazioni, e organismi nazionali e territoriali di sostegno all’elaborazione e manutenzione dei curricoli.
Il variegato panorama delle realtà locali chiede da un lato l’interpretazione estensiva delle norme, per consentire (soprattutto ai Comuni) di intervenire col proprio sostegno in situazioni di emergenza; dall’altro l’attenzione a non sostituirsi ai compiti dello Stato (la scuola è della Repubblica e lo Stato non può disinteressarsene); dall’altro ancora l’importanza di vincolare le risorse ai necessari interventi per le scuole.
Particolare considerazione va riservata all’edilizia scolastica, per i necessari investimenti statali e regionali. In proposito, benché riordinate e razionalizzate, le competenze vanno mantenute agli enti locali: siamo contrari all’agenzia a carattere privatistico “scuola SPA” proposta dal ministro dell’economia, così come si esprime timore circa la reale possibilità di attivare risorse stabili per questo settore nell’ambito delle “funzioni fondamentali” di comuni e province previste dalla legge sul federalismo fiscale, confermando la necessità di un piano straordinario nazionale (una delle dieci proposte PD per la scuola approvate a Varese, ottobre 2010). Anche una manutenzione ordinaria degli edifici direttamente in mano alle scuole autonome avrebbe bisogno di garanzie, sia sul piano dei finanziamenti che delle intese con le amministrazioni locali.
L’autonomia scolastica si colloca nel sistema delle autonomie territoriali. Il suo ruolo si esplica tra scuole, anche di diverso ordine e grado, e nelle “conferenze d’ambito” con le politiche sociali, giovanili, sanitarie. Distinguiamo anzitutto le modalità di rappresentanza di livello superiore alla singola scuola (sub‐ provinciale provinciale regionale nazionale), realizzabile attraverso aggregazioni libere o obbligatorie di scuole, dalle reti di scuole “di scopo” o funzionali, territoriali o istituzionali, di gestione dei servizi.
È nella singola unità scolastica che si esprime il massimo della partecipazione diretta, ma il ruolo dei genitori deve essere considerato anche ai livelli territoriali superiori, coordinando i presidenti dei consigli di istituto, valorizzandone le associazioni e/o attraverso consulte analoghe a quelle esistenti per gli studenti. E’ importante che chi fa parte di questi organismi abbia un mandato. Nella rappresentanza non ci si può riferire alla sola dimensione legale, con cortocircuito fra rappresentanza e responsabilità: ogni rappresen‐ tanza dovrebbe avere alle spalle un percorso partecipativo e fondarsi prevalentemente su elezioni.
SUPPORTI ALL’AUTONOMIA SCOLASTICA
In un processo di profonda e continua trasformazione identificata nel concetto di società liquida, con gradi di complessità crescente, il sistema delle scuole dell’autonomia, per sopravvivere, deve cambiare spesso; per non rifluire verso il rischio della polverizzazione, deve avere un’adeguata massa critica, in termini di risorse culturali, professionali, organizzative. L’istituzione di reti di scuole affronta efficacemente questo rischio, anche se non risolve tutti i problemi di sviluppo qualitativo della nostra scuola. Al centro sta infatti l’autonomia delle scuole come capacità di elaborare e attuare una proposta formativa adeguata ai bisogni degli allievi e del territorio attraverso un curricolo di scuola (progetto di offerta formativa) con il livello nazionale che esercita funzioni di valutazione e garanzia. E’ necessario ripensare la logica sistemica che dovrebbe sostenere e realizzare l’implementazione del principio dell’autonomia.
Proposte
‐    integrazione e comparazione del quadro normativo (legislativo e contrattuale) a sostegno dello sviluppo dell’autonomia correlata con i principi di responsabilità, valutazione e rendicontazione sociale e integrazione nel sistema istituzionale
‐    sostegno e incentivi a reti di scopo volontarie e aperte (già oggi possibili per formazione, innovazione etc.) e definizione di nuove forme (reti, associazioni) di rappresentanza regionale, territoriale….
‐    istituzione di centri servizi a sostegno dello sviluppo dell’autonomia: competenze, expertise, consulenza, assistenza alla progettazione, valutazione
‐    sostegno finanziario a laboratori per la ricerca, documentazione e innovazione nella progettazione educativa ‐    definizione di un bilancio strategico (piano esecutivo di gestione) di durata triennale per favorire un miglior
livello di progettazione formativa nelle istituzioni scolastiche autonome. ‐    realizzazione di un salto di qualità attraverso l’attivazione di un sistema di formazione istituzionale, stabile,
rivolto a tutto il personale della scuola: formazione per l’accesso in ruolo, formazione in servizio, formazione
a sostegno di trasformazioni culturali e strutturali, formazione organizzativa ‐    realizzazione di un programma straordinario di formazione (anche con supporto di teacher center,
associazioni professionali e sistema universitario) per il rilancio della cultura dell’autonomia ‐    istituzione di un efficace sistema di valutazione autorevole e indipendente, basato su criteri e modalità
condivise, ai diversi livelli: apprendimento, performance, istituto ‐    supporto alle scuole autonome in ambito gestionale, attraverso centri di servizi territoriali in sinergia tra enti
locali, amministrazione scolastica, regioni e istituzioni scolastiche autonome, secondo le linee dell’accordo stato‐regioni‐enti locali sull’attuazione del Titolo V.

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Ecco i risultati dettagliati delle primarie di Milano

Pubblicato da Fabio Turone su 19 novembre 2010

 

 

Scarica il file pdf con il confronto con il 2006 e i risultati dettagliati per ciascun seggio.

 

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Vota alle primarie, scegli il tuo candidato – Il volantino del circolo

Pubblicato da Fabio Turone su 12 ottobre 2010

 

 

 

Scarica il file pdf del volantino (fronte)

Scarica il file pdf del volantino (retro)

 

 

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Stefano Boeri si è candidato ufficialmente per Milano 2011

Pubblicato da Fabio Turone su 1 settembre 2010

Roberto Cornelli: Stefano Boeri ha indicato la strada giustaStefanoBoeri

«Stefano Boeri ha indicato i primi passi della svolta necessaria per rilanciare Milano».  Così Roberto Cornelli segretario del PD metropolitano commenta la candidatura dell’urbanista Boeri.

«La sua competenza e la sua passione per la città sono un grande valore aggiunto per chi vuole parlare al futuro dei milanesi. Noi siamo pronti al confronto con lui e con tutte le energie che aspirano a dare vita a un grande progetto civico» prosegue Cornelli. «Sosterremo con convinzione questo sforzo consapevoli che a Milano ora si può davvero cambiare pagina».

dal sito del PD Milano

Ecco una piccola rassegna-stampa dal web:

La Repubblica:

Milano, il Pd punta sull’archistar Boeri
“progetto civico” per battere la Moratti

Il Corriere della sera:

Primarie Pd, Boeri si candida a sindaco

Boeri in corsa: pronto a governare Milano (intervista)

Boeri candidato sindaco: «Sono uscito dalla Consulta architetti di Expo»

Il Post:

Sarà Boeri il candidato del PD per Milano?

Panorama:

Chi è Stefano Boeri, l’architetto che vuole soffiare Milano al centrodestra

P.S. da il Post:

Le prime grane di Stefano Boeri

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